«La guerra non è un destino, la pace inizia da noi», dice il cardinale Matteo Zuppi nell’omelia della messa nella Basilica Superiore di Assisi in occasione della festa di San Francesco, alla quale è presente anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. E il capo dello Stato, nel suo intervento fuori dalla Basilica, commemora gli 800 anni dalla morte di Francesco, richiama le parole del Papa e le lega alla lezione che ci ha lasciato il santo patrono d’Italia. «In questi tempi segnati da guerre insensate e crudeli, da tanta violenza, manipolazione e arroganza, come ha detto Leone XIV, l’auspicio è che il sole di Francesco possa illuminare il mondo, convertire le menti indurite dall’odio e indicare la via della pace».
Un mondo che torna a benedire le armi
Dice “sole” perché, nel passaggio precedente del suo intervento, aveva ricordato il grande poeta d’Italia, Dante, che nell’undicesimo canto del Paradiso, parla di Francesco come «di un sole sorto per il mondo intero tanto che Assisi andrebbe denominata Ascesi, come Oriente». Arriva al punto più essenziale della lezione di Francesco e di Chiara – che Mattarella nomina come sua «discepola, amica e sorella nelle scelte» suscitando un applauso della gente presente davanti alla Basilica – perché è qualcosa che oggi ci riguarda da vicino. Da troppo vicino. Dice infatti che «terribili conflitti insanguinano tante parti del mondo e addirittura in alcune parti si tornano a benedire le armi e a porre gli eserciti sotto insegne religiose», ecco è qui che deve essere portato l’esempio vivente del santo, nel riconoscere che «non c’è colpa maggiore che quella di uccidere altri uomini in nome di Dio».
La missione dal Sultano
E Francesco rischiò la sua stessa esistenza pur di seguire la via insegnata dal Vangelo, quella che un nemico è innanzitutto un figlio di Dio. E’ un punto che Mattarella ci tiene a evidenziare quando, anche nei dettagli, ricorda quell’incontro nel 1219, durante la quinta crociata, quando il santo «attraversò le linee e riuscì – rischiando la vita – a incontrare al Malik al Kamil, desiderava ardentemente convertirlo». Non ci fu quell’esito ma il sultano rimase colpito da quell’uomo che parlava di pace e che ha lasciato la sua impronta anche oggi perché, dice il capo dello Stato, «con quel viaggio di appassionata invocazione, Francesco lasciò un grande segno: prima che un nemico prima che un infedele, aveva davanti un interlocutore, un figlio di Dio e quindi un fratello». In sostanza quel gesto non ha cancellato la violenza, o la guerra ma «ha disegnato un atteggiamento al dialogo e di rispetto straordinariamente originale».
Francesco e l’Italia
E questi 800 anni dalla morte di San Francesco (e di un’altra grande santa, Caterina da Siena), i secoli non hanno sbiadito il carisma in Italia e all’estero perché resta «profeta di pace, di amore di rispetto per il Creato». Inoltre, il cantico delle creature «la più alta tra le prime espressioni poetiche in volgare concorre all’inizio della nostra letteratura». Così come le comunità francescane portano per la prima volta la «vita religiosa fuori dalla solennità dei monasteri e si inseriscono nel tessuto sociale incarnando un ideale evangelico».
Francesco e i santi sociali
«A buon titolo Francesco appare precursore anche dei Santi sociali», osserva Mattarella che invita a riflettere su «un apparente paradosso». Come è stato scritto in una importante biografia «Francesco non offriva una risposta politica alle ingiustizie sociali ma chiedeva solo di vivere in povertà, pace e letizia con i suoi fratelli e sorelle al seguito di Cristo vivendo il messaggio del Vangelo». E’ per questa scelta «radicale, sconvolgente» che è diventato una delle figure più significative. Anche se il suo percorso non fu semplice e quel gesto – radicale – di abbandonare le ricchezze fu all’inizio «incompresa» e lui stesso «deriso» perché era così distante «dal sentire comune». Un gesto che riflette la coerenza di un uomo «tutt’altro che accomodante», con un’umiltà che non aveva «nulla di ingenuo» ma veniva da «una sete esigente di verità». Insomma, il santo patrono d’Italia non è solo «di ecologista, pacifista e operatore caritatevole ante litteram» ma con Chiara fu protagonista «di un rinnovamento religioso e civile».

