Un quadro complessivamente positivo per ricavi e produzione, all’interno di un contesto macroeconomico particolarmente complesso e incerto che impone cautela e prudenza. Sono i numeri del Bilancio di previsione 2025/2026 del Consorzio Melinda, presentato ai soci.

A pesare – si legge nella nota di accompagnamento – sono soprattutto le tensioni geopolitiche in corso, un’inflazione ancora persistente e il conseguente indebolimento del potere d’acquisto dei consumatori: fattori che continuano a influenzare i comportamenti di spesa e l’andamento dei consumi alimentari in tutta Europa.

Il contesto

A livello comunitario, il settore melicolo si colloca in una fase diversa rispetto alle previsioni iniziali formulate da Prognosfruit. Le più recenti stime indicano una produzione europea nell’ordine degli 11 milioni di tonnellate, con un incremento di circa +5% rispetto alle valutazioni di inizio campagna. Anche in Italia la stagione si caratterizza per livelli produttivi tra i più elevati degli ultimi anni. In controtendenza la Golden, varietà di riferimento per il mercato, che registra nel mese di gennaio una giacenza tra le più basse degli ultimi anni.

In questo quadro, Melinda prevede per il 2026 una crescita del fatturato su base annua compresa tra il 10 e il 15%, trainata dall’aumento della produzione e da un buon livello qualitativo complessivo. L’ultimo raccolto è stato favorito da condizioni climatiche più favorevoli rispetto all’annata precedente, con un incremento della produzione complessiva pari a circa +10% e un miglioramento delle rese medie per ettaro. In crescita anche le mele Club, che continuano a rafforzare il proprio peso all’interno del paniere varietale Melinda, sia in termini di volumi che di valore. Nonostante gli effetti delle grandinate, rimasti comunque circoscritti a una quota marginale di prodotto, le mele presentano livelli qualitativi buoni e omogenei, un elemento che riguarda l’insieme delle varietà conferite.

Costi in aumento

Accanto ai segnali positivi sul fronte dei ricavi, il Bilancio di previsione conferma la pressione crescente sui costi di produzione, legata al perdurare del trend inflazionistico. Si tratta dell’aumento dei costi energetici, dei servizi, dei trasporti, del personale e degli input produttivi che continua a interessare l’intera filiera, dalle cooperative alle singole aziende agricole. A questo si aggiunge l’impatto di questa stessa tendenza sul potere d’acquisto dei consumatori, che si traduce in comportamenti di spesa più prudenti.

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