«Grazie per il vostro lavoro: se l’Italia è riconosciuta come patria del bello, del buono e del ben fatto è merito vostro». Giorgia Meloni parla all’assemblea annuale di Confindustria all’indomani della “rivincita” alle amministrative, la boccata d’ossigeno post referendum che Governo e maggioranza non si aspettavano. Agli industriali guidati da Emanuele Orsini – che sottolinea, applaudito, come «collettivamente non abbiamo fatto abbastanza» per la crescita e raccomanda di azionare «cinque leve» con coraggio, a partire da energia e sospensione Ets, per sostenere il sistema produttivo italiano – la premier consegna una proposta chiara: «Apriamo un cantiere comune per una riforma radicale della burocrazia in Italia».

Impegno senza tifoserie è possibile

Non è sfuggito a Meloni, che prendeva appunti sul suo quaderno, il passaggio più lungamente applaudito di Orsini: «I cittadini italiani capiscono le decisioni difficili, quando vengono prese con chiarezza e con responsabilità condivisa. Quello che non capiscono e che non meritano è veder trasformata ogni decisione necessaria in un campo di battaglia elettorale». Il dibattito – concorda la presidente del Consiglio – finisce spesso in «tifoseria», «eppure in questi anni abbiamo dimostrato che un’altra strada è possibile: il metodo che abbiamo adottato rappresenta una piccola, grande rivoluzione. Anche quando si parte da posizioni diverse ci si può scoprire una squadra se si condivide lo stesso obiettivo». E «fiducia, coraggio e responsabilità», i valori richiamati da Orsini, hanno ispirato anche gli sforzi del Governo.

Le sfide delle policrisi

Senza rinunciare a un ringraziamento particolare al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, «perché la sua presenza ricorda alla nazione intera quanto è importante il ruolo che l’industria ricopre sul fronte storico, identitario, economico e anche reputazionale», Meloni ha sottolineato quanto nell’era delle policrisi instabilità e incertezza diventano la regola e finiscano per mettere a nudo le fragilità dell’ordine globale.

L’Europa «faccia meno e meglio»

In questo quadro, secondo Meloni è apparsa «miope l’idea di un’Europa che pensava di limitare il suo ruolo a quello di piattaforma commerciale lasciando ad altri il controllo sugli snodi delle catene del valore. Abbiamo scoperto quanto fosse suicida lasciare che il nostro destino dipendesse da scelte altrui». Di qui le sollecitazioni: «All’Europa chiediamo che faccia meno e meglio. Chiediamo l’applicazione del principio di sussidiarietà. Chiediamo priorità sensate e velocità delle decisioni. Serve un cambio di passo sulla competitività: semplificazione e burocratizzazione devono essere il nostro mantra».

Le misure per l’energia

Ma l’affondo contro l’Unione europea lascia il campo a una proposta concreta: l’apertura di un cantiere comune per una «riforma radicale della burocrazia in Italia». La premier tende le mani sull’inclusione del cloud tra gli investimenti agevolati e poi passa al tema caldissimo dell’energia. Rivendica le misure già varate dal Governo, il decreto bollette, l’impegno per rendere l’Italia «hub europeo per l’energia», il meccanismo che introduce il disaccoppiamento del prezzo dell’elettricità da quello del gas. Ribadisce che entro l’estate sarà approvata la legge delega per la ripresa del nucleare.

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