Assarmatori bacchetta la Commissione Ue per la tassazione Ets sul comparto marittimo che, sostiene il presidente dell’associazione, Stefano Messina, va modificata radicalmente, visto che sospenderla «è un’utopia». L’obiettivo è, tra l’altro, ottenere «un meccanismo automatico di supporto all’acquisto di carburanti alternativi e puliti», attraverso i ricavi dell’European, union emission trading system, puntando, però anche sulla propulsione nucleare, più adatta al settore marittimo italiano, rispetto a quella elettrica, caldeggiata da alcuni Paesi del Nord Europa. Guardando, poi, alla scena politica internazionale, Messina respinge qualsiasi ipotesi di pagamenti di pedaggi nello Stretto di Hormuz.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Aprendo l’assemblea di Assarmatori, Messina ricorda che è «attesa per luglio la proposta di revisione del regime Ets da parte della Commissione europea e siamo davanti ad un’occasione forse irripetibile per limitare i danni di quella che è una vera e propria tassazione intempestiva, ingiusta, sproporzionata e soprattutto inutile, anche ai fini stessi della decarbonizzazione». L’Europa, aggiunge, «sembra vivere fuori dalla realtà perché continua a irrigidire le norme vigenti come se fosse ignara del contesto geopolitico mondiale e non fosse, al contrario, chiamata a proteggere la competitività delle imprese europee anziché affossarle. I danni nell’automotive sono emblematici e non possiamo permetterci di perdere altri pezzi fondamentali della nostra industria».

«Dall’Ue posizioni unilaterali che impattano su industrie e cittadini»

Messina sottolinea che gli armatori hanno chiesto una sospensione, «ma i funzionari della direzione Clima della Commissione ci dicono “soffrite ancora un poco poi anche il trasporto su gomma pagherà”. Ma di che democrazia stiamo parlando? Quella di una Commissione dove funzionari impongono alla politica posizioni unilaterali che impattano in modo drastico sulle industrie e quindi sui cittadini. Decisioni che incidono sulla carne viva dei Paesi membri ma senza che questi ultimi abbiano poi la leva necessaria per modificare il percorso». Decisioni, evidenzia, «spesso caldeggiate da gruppi di pressione molto ben organizzati e strutturati, che ricevono ingenti finanziamenti da Paesi che sono fra i primi inquinatori mondiali».

Occorre giungere, dice Messina, all’esclusione delle isole maggiori dal regime Ets. «Qui parliamo di continuità territoriale, di mobilità dei cittadini, di approvvigionamento delle merci, di turismo: in una parola di coesione sociale. Infine, serve inserire, nella direttiva Ets, un meccanismo automatico di supporto all’acquisto di carburanti alternativi e puliti. L’Europa ha imposto obblighi e tasse ma non ha implementato nessuno strumento finanziario efficace per favorire l’acquisto di questi carburanti».

«Innovation fund inneficace»

L’Innovation fund (alimentato dall’Ets), poi, dice Messina, «è completamente inefficace e poggia su logiche di ricerca e sviluppo che premiano soltanto i fuel sintetici e l’elettrificazione cara al Nord Europa. La nostra proposta, fatta propria anche dal Governo, è avere un meccanismo come in aviazione dove, sotto l’Ets, esistono quote gratuite per colmare il differenziale di prezzo tra carburanti alternativi e carburanti tradizionali». Messina afferma, poi, che non si può immaginare «che, quanto generato dal nostro comparto, non ritorni per interventi finalizzati alla decarbonizzazione, ovvero soprattutto per il sostegno alle Autostrade del mare, il rinnovo e il refitting delle flotte».

Condividere.
Exit mobile version