Sistemi di produzione avanzata, soluzioni di cybersicurezza ma anche programmi di intelligenza artificiale. Sono alcuni progetti per la ricerca industriale e lo sviluppo sperimentale al Mezzogiorno che il ministero delle Imprese punta a finanziare con uno stanziamento di quasi 506 milioni. Il campo è definito con precisione. Il decreto firmato ieri, intanto, fa riferimento a Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.
Le tematiche
Poi, individua sei tecnologie abilitanti fondamentali, elencate nel testo allegato: materiali avanzati e nanotecnologia, fotonica e micro/nano elettronica, sistemi avanzati di produzione, tecnologie delle scienze della vita, intelligenza artificiale, connessione e sicurezza digitale. Non basta la ricerca pura: le proposte «devono introdurre significativi avanzamenti tecnologici». Tradotto: prototipi, prodotti pilota, test in condizioni operative reali. Le spese ammissibili vanno da 1 a 5 milioni per progetto, la durata tra 18 e 36 mesi.
Le agevolazioni
La forma è sempre collaborativa. Si può partecipare in partenariato – fino a tre soggetti, con almeno una Pmi, ciascuno con una quota minima del 10% dei costi – oppure come singola Pmi supportata da organismi di ricerca o consulenti, con un apporto esterno minimo del 10%. Il 60% delle risorse è riservato a Pmi e reti d’impresa; di questa quota, il 25% va alle micro e piccole imprese.
Le agevolazioni combinano un finanziamento agevolato al 40% dei costi, senza garanzie, e un contributo diretto differenziato: 40% per le piccole imprese, 35% per le medie, 30% per le grandi. Per gli organismi di ricerca il contributo sale fino al 60% per le attività di ricerca industriale e al 40% per lo sviluppo sperimentale. Il tasso agevolato è fissato al 20% del tasso di riferimento Ue vigente alla data di concessione. Le risorse si articolano in 279,7 milioni dal Fondo per la crescita sostenibile e 225,8 milioni in contributi da precedenti programmazioni.
La graduatoria
L’accesso avviene tramite graduatoria: la posizione dipende da un insieme di «criteri quali-quantitativi» articolati in tre aree. La prima è la solidità del proponente. Qualche esempio: capacità di rimborso del finanziamento, copertura delle immobilizzazioni e incidenza degli oneri finanziari sul fatturato. La seconda è la qualità della proposta. Particolare attenzione viene posta sull’innovazione, con una graduazione a seconda che si tratti di «notevole miglioramento» di un prodotto/processo o proprio di una novità. La terza è l’impatto: interesse industriale e capacità di generare ricadute positive anche in altri settori.

