«Fino adesso abbiamo praticato il confronto con queste sentenze impugnandole e continueremo a farlo, valorizzando il sistema giudiziario che prevede tre gradi di giudizio. Anche in questo caso faremo così». Lo ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, a margine della inaugurazione dell’ufficio della Polmetro a Roma, in merito alla decisione sulla Sea Watch. In merito alla possibilità che la sentenza possa avere effetti sul “blocco navale”, Piantedosi ha spiegato che “quello che voi chiamate blocco navale è un’ipotesi normativa che farà il giro nelle aule parlamentari”. Il ministro ha sottolineato che grazie al lavoro del governo sono “diminuiti gli arrivi irregolari”.

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Presidente Tribunale di Palermo: decisione non c’entra con politica dell’immigrazione

“Come responsabile del tribunale di Palermo ho sentito il dovere di intervenire per difendere l’operato di una magistrata che ha emesso una decisione dopo il regolare contraddittorio delle parti, verificando tutta la documentazione che gli è stata portata e motivando in maniera seria. Un provvedimento che, voglio sottolineare, non ha nulla a che vedere con gli interventi in materia di sicurezza e neppure con la vicenda dello speronamento della motovedetta della guardia di finanza. Si tratta di un provvedimento di risarcimento del danno perché un sequestro che era diventato inefficace non ha comportato l’immediata restituzione di una nave che è stata restituita dopo cinque mesi e per tenere la nave nel porto ci sono state delle spese, come l’acqua e la benzina per riattivare il motore, e questo ha portato alla decisione, ha dichiarato il presidente del tribunale di Palermo Piergiorgio Morosini a “Otto e mezzo” su La7.

«Non c’entra assolutamente niente con i soccorsi nel Mediterraneo. In quel processo la Sea Watch chiedeva anche il risarcimento per il danno d’immagine, per il trattenimento della nave e per la mancata operatività della nave per i soccorsi nel Mediterraneo” ha proseguito Morosini, ricordando che “quella richiesta è stata rigettata dal giudice perché ritenuto che non vi fossero le prove. Un provvedimento, come tale, naturalmente può essere criticato, può essere soprattutto impugnato nelle sedi proprie, ma l’operato di quel magistrato andava difeso perché non ha nulla a che vedere con le considerazioni che sono state fatte in materia di politica dell’immigrazione, sicurezza e altri temi molto delicati e molto importanti, ma che non c’entra nulla con questo processo».

«Il governo italiano e tante altre democrazie occidentali in questo momento devono affrontare questioni riguardanti i flussi migratori, la difesa dei confini, la sicurezza, il trovare un lavoro ai migranti, l’integrazione, l’integrità collettiva; quindi ho massimo rispetto per le decisioni del Parlamento e del governo questa materia”, ha continuato il presidente del Tribunale di Palermo, rilevando che “osservo che in questi casi, essendo noi una democrazia costituzionale, gli interventi devono avvenire sempre all’interno di una cornice di rispetto della Costituzione e delle norme europee. In alcuni casi i magistrati sono portati a verificare questo rispetto se interpellati da singoli privati o da gruppi di cittadini. Quelle decisioni sono ovviamente sempre impugnabili o criticabili, ma l’esercizio del diritto di critica passa per l’indicazione di un passaggio contraddittorio, per l’indicazione di una norma che doveva essere applicata e non è stato fatto. Mi sembra che in questo dibattito non ci siano considerazioni di questo tipo».

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