Una tornata di sfilate e presentazioni ed eventi vari interessantissima, è giusto definirla così, quella in programma a Milano dal 24 febbraio al 2 marzo: ad aprire le danze sarà Diesel, a chiuderle, di fatto, Giorgio Armani, con una doppia sfilata in programma domenica 1° marzo (il giorno successivo il calendario prevede esclusivamente sfilate in formato digitale di giovani talenti).
Tornata interessantissima non solo perché è la prima vera fashion week donna dell’anno (New York e Londra hanno di fatto perso qualsiasi rilevanza), ma perché il 2026 è un mix potenzialmente dirompente di incognite, incertezze e paure globali ed esplosioni creative legate ai singoli marchi e al sistema moda nel suo complesso. Come per le novità maschili presentate in gennaio tra il Pitti di Firenze, Milano e Parigi, in passerella e negli showroom vedremo le collezioni per l’autunno-inverno 2026-2027, con numerosi debutti.
Spiccano su tutti quello di Maria Grazia Chiuri, che nello scorso anno ha lasciato Dior per la direzione creativa di Fendi, e di Demna Gvasalia da Gucci, che nella scorsa tornata (settembre 2025) aveva sì presentato una prima collezione ma “solo” con un film e un evento in boutique. La maison romana è parte di Lvmh, quella fiorentina di Kering ed entrambi i gruppi sono alle prese con il rallentamento che ha interessato persino l’alta gamma.
Carlo Capasa, presidente della Camera nazionale della moda (Cnmi), ha spiegato a Milano che in tutto saranno 162 gli appuntamenti: 54 sfilate fisiche, otto digitali, 73 presentazioni e 27 eventi. Il 24 febbraio inaugurerà anche il progetto «Next on Air: A brand selection curated by Rinascente and Cnmi», nato dalla collaborazione tra Camera della moda e Rinascente Duomo e che vedrà undici marchi della nuova generazione esposti presso l’Air Snake Space dello store fino al 9 marzo 2026.
Capasa ha anche presentato il quadro economico con i consueti Fet (Fashion economic trends) sull’industria italiana della moda con le cifre sul 2025 di tessile, pelle, pelletteria, abbigliamento, calzature, gioielli, bigiotteria, cosmesi, occhiali. La buona notizia è che nel terzo trimestre del 2025 il fatturato dei settori “core” della moda italiana (tessile, abbigliamento, pelle, pelletteria e calzature) è finalmente tornato a crescere, dopo otto trimestri consecutivi di calo.

