La maggioranza ripropone la riapertura del condono edilizio del 2003. Dopo il tentativo poi fallito di inserire la misura nella legge di bilancio spuntano, fra i circa 1.200 correttivi al decreto, tre emendamenti identici al decreto milleproroghe, presentati di FdI (a prima firma Vietri), Lega (Zinzi) e Fi (Patriarca), che modificano l’articolo 32 del decreto del 2003 e affidano alle Regioni il compito di adottare una legge di attuazione della sanatoria. Questi emendamenti dovranno affrontare prima il vaglio di ammissibilità e poi il voto nelle commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera.

La sanatoria edilizia

“Sono suscettibili di sanatoria edilizia”, si legge nella proposta di modifica, diverse tipologie di illecito (dalle opere realizzate in assenza o in difformità del titolo abilitativo edilizio sia conformi che non conformi alle norme urbanistiche, alle opere di ristrutturazione prive del titolo edilizio, dalle opere di restauro e risanamento conservativo senza titolo abilitativo edilizio alle opere non valutabili in termini di superficie o di volume) “nell’ambito dell’intero territorio nazionale, purché non rientrino nei casi di insuscettibilità assoluta di sanatoria”. Per le costruzioni in zona sismica, si precisa, “ai fini della sanatoria rimane, in ogni caso, ferma la necessità che l’intervento risulti conforme alle norme tecniche per le costruzioni in zone sismiche vigenti sia al momento della realizzazione dello stesso, sia al momento del rilascio del titolo in sanatoria”, L’emendamento affida alle regioni, entro 60 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento, il dovere di “adottare una legge di attuazione” con cui determinare “le possibilità, le condizioni e le modalità per l’ammissibilità a sanatoria”.

Chi riguarda il condono

I deputati della maggioranza chiedono di riaprire il condono edilizio del lontano 2003, quando a Palazzo Chigi c’era Silvio Berlusconi. La misura potenzialmente riguarda tutta Italia ma nei fatti è stata pensata in particolare per la Campania, che all’epoca. sotto la guida di Bassolino. non aderì. Dovranno però trovare un accordo con Palazzo Chigi. Nella conferenza stampa di inizio anno, infatti, la premier Giorgia Meloni negò categoricamente di voler riaprire il dossier “condono”.

Il condono del 2003

Il terzo condono edilizio prevedeva la possibilità di sanare abusi edilizi realizzati entro il 31 marzo 2003. Tra le opere sanabili quelle realizzate prima dell’imposizione del vincolo, conformi alle prescrizioni urbanistiche. Per i beni in zona vincolata l’intervento era possibile sanare esclusivamente interventi di restauro, risanamento conservativo o manutenzione straordinaria senza aumento di superficie. Al contrario il condono era precluso per le opere su aree con vincoli di inedificabilità assoluta come quelli paesaggistici, ambientali, idrogeologici o storici. Così come le opere non conformi ai vincoli o non autorizzate, o ancora quelle realizzate su immobili con condanne penali gravi o in aree non adeguabili alle norme antisismiche. Nessun condono anche per immobili abusivi già oggetto di precedenti sanatorie. Per gli immobili situati in zone vincolate, era comunque necessario il parere favorevole dell’autorità che disciplina il vincolo.

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