Quasi sul filo di lana arriva la proroga della tassa italiana di 2 euro sui mini pacchi extra Ue per evitare l’effetto «3+2» che sarebbe scattato dal 1° luglio con l’introduzione del nuovo dazio comunitario da 3 euro. Con una norma inserita nel decreto Pnrr al Consiglio dei ministri del 22 giugno, arriva infatti una misura che di fatto una sospensione fino al 1° ottobre in attesa che scatti l’handling fee, ossia la tassa di gestione doganale su cui in sede Ue è già stato trovato un accordo e che tutti i Paesi comunitari dovranno applicare entro novembre.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Applicazione già rinviata

La mini tassa italiana era stata prevista dalla manovra 2026, quando non erano ancora definitivi né il dazio comunitario né l’indirizzo di adottare una tassa di gestione a livello unionale. Poi la scelta di rinviare l’applicazione al 1° luglio era arrivata con il decreto fiscale (Dl 38/2026): una scelta consentita dal fatto che le previsioni di gettito erano state tarate solo sulla seconda metà dell’anno, con entrate stimate per il 2026 in 122,5 milioni di euro e poi in 245 milioni di euro.

Il pressing per lo slittamento

Negli ultimi giorni si era alzato un pressing fortissimo da parte delle associazioni di categoria per chiedere lo slittamento della mini tassa italiana. Richiesta che poggiava sulla considerazione che il prelievo (pur non essendo stato applicato) abbia già provocato uno spostamento delle operazioni di importazione e sdoganamento verso altri Stati membri che non la chiedono, in particolare Belgio, Paesi Bassi e Ungheria per poi trasferire via terra il merci in Italia.

La perdita di traffico

Di fatto il 50% di traffico perso nei primi due mesi dell’anno prima del rinvio della mini tassa ha prodotto una revisione della geografia della spedizioni, che potrebbe essere ora ulteriormente accentuata nei mesi di applicazione della mini tassa italiana fino all’introduzione dell’handling fee Ue.

Lo stand by della mini tassa, quindi, può consentire di evitare una perdita del volume d’affari che rischia di abbattersi anche su tutta la filiera occupazionale.

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