A numeri o a parole, l’obiettivo dell’Agenzia delle Dogane di alzare la guardia sui mini-pacchi è evidente. E viene scritto nero su bianco nella convenzione firmata con il ministero dell’Economia, in cui viene definita la pianificazione dell’Agenzia per il periodo 2026-28. Partiamo dal numero di controlli sulle «dichiarazioni di modico valore nel settore e-commerce», che balzano a 47mila unità nel 2026, per salire a 47.500 nel 2027 e a 48mila nel 2028. Un livello quasi doppio rispetto a quello programmato appena un anno fa.
Chi controlla di più viene pagato di più
Non è solo una questione di volumi: l’indicatore, adesso, entra nel sistema incentivante dei dirigenti dell’Agenzia, con un peso di 25 punti sulla componente retributiva legata ai risultati. Insomma, chi controlla di più — e meglio — viene pagato di più.
Attese quasi 4mila irregolarità
Poco cambia invece per il tasso di positività. Per il 2026 e il 2027, è atteso un livello dell’8,2%, con una leggera crescita all’8,3% nel 2028. Tradotto: su 47mila controlli previsti quest’anno, circa 3.850 dovrebbero concludersi con un’irregolarità accertata — dichiarazioni di valore gonfiate al ribasso, classificazioni doganali errate, mancata applicazione dell’Iva. Una stima prudente, ma su una platea di verifiche molto più ampia.
In attesa delle tasse sui pacchi
Il tutto avviene in un momento in cui il quadro normativo si sta ridisegnando rapidamente. Dal 1° luglio scatta il dazio europeo di 3 euro su ogni pacco proveniente da Paesi extra-Ue con valore inferiore a 150 euro — fine dell’esenzione daziaria che per anni ha alimentato il boom delle spedizioni low cost, Cina in testa. È dal Paese asiatico, infatti, che arriva più del 98% delle spedizioni di basso valore in Italia.
Alla tassa europea si sovrappone — almeno per ora — la mini-tassa italiana da 2 euro per pacco, il cui avvio era stato rinviato al 1° luglio dal decreto fiscale di primavera (Dl 38/2026). Il problema, come ha già segnalato Confetra, è che i due prelievi insistono sullo stesso perimetro e rischiano di creare un effetto di deviazione del traffico dagli hub italiani verso altri scali europei, con successivo trasporto via gomma.

