In uno studio pubblicato su Nature un freddo giorno di gennaio del 1980, alcuni studiosi provarono a rispondere alla domanda “Perché i beduini si vestono di nero nei deserti caldi?”. Ad alimentare questa peculiare tradizione, sostenevano, erano diversi fattori: le vesti nere e molto spesse impedivano al calore cocente del sole di arrivare alla pelle, che dunque riusciva a mantenere una temperatura tutto sommato accettabile, e la loro ampiezza permetteva di creare un ricambio di aria calda e più fresca con una sorta di brezza continua. Nello stesso anno, ma in aprile, il celebre giornalista della Cbs Walter Cronkite fu protagonista di un programma in cui per la prima volta si parlava di “effetto serra” e riscaldamento globale: innanzitutto si riconosceva il fenomeno, mettendolo in relazione con l’aumento di anidride carbonica nell’atmosfera e si arrivava ad immaginare che un giorno, a causa dello scioglimento dei ghiacci polari, città come Miami, Boston e New Orleans sarebbero sparite sotto il mare.

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Finiscono le sfilate uomo, ma la moda non si ferma

Quasi 50 anni dopo, il cambiamento climatico e il riscaldamento della Terra sono ormai realtà conclamate, e anche se Miami non è ancora sott’acqua e i beduini continuano a indossare vesti scure e spesse (alternandole in verità ad altre chiare e più leggere), le attività umane devono fare il conto con l’ennesima evoluzione del loro contesto. In primo luogo la moda, intesa come modo di vestirsi, di produrre vestiti e anche di comunicarli.

Francia nella morsa del caldo: Parigi registra temperature record

Partiamo proprio da quest’ultimo aspetto: nell’ondata di caldo più imponente che la Francia ricordi da quando nel 1873 ha iniziato a registrare le temperature, la settimana della moda di Parigi sta mettendo a durissima prova le migliaia di persone coinvolte, costrette a sfilare, organizzare e osservare le sfilate spesso all’aperto e con scarsissime difese se non ombrelli, nebulizzatori e ventilatori. Un modello che si era peraltro ripetuto a Milano nei giorni precedenti. Di recente la Fédération de la Haute Couture et de la Mode di Parigi e la Camera Nazionale della Moda Italiana di Milano, che organizzano le due settimane della moda più importanti dell’industria, hanno rinnovato il loro Protocollo d’Intesa riguardante, fra l’altro, anche il sostegno ai designer emergenti e la promozione congiunta di programmi per la sostenibilità: a questo punto, potrebbe agevolmente prevedere anche una revisione del calendario delle sfilate di giugno, magari anticipandolo o posticipandolo, compatibilmente con le altre fashion week e con i tempi di produzione e distribuzione delle collezioni, e insieme stilare un protocollo estivo in materia di location, orari, uso delle risorse, energia in primis.

A sostenere questo nuovo paradigma è anche una progressiva evoluzione delle stagionalità, che porta capi meno pesanti nelle collezioni invernali e per l’estate rende più diffuso il layering, cioè l’indossare capi stratificandoli. Quest’anno, peraltro, è stato segnato da una novità molto significativa in questo senso: Moncler, storico marchio noto per i piumini e le collezioni invernali, ha lanciato Puffy Summer, la sua prima collezione “estiva” composta da giacche, short, t-shirt e definita “layered”, da indossare appunto in più strati.

Un look della collezione Puffy Summer di Moncler

Oltre lo stile, anche la tecnologia sta supportando la transizione climatica della moda: lo scorso maggio Geox ha aggiunto ai suoi numerosi brevetti per la gestione del clima del piede racchiuso nella scarpa il nuovo “Ventilated Cushioning System”, che permette di attivare una ventilazione sotto la pianta mentre si cammina. Ed è già dal 2012 che il marchio giapponese Uniqlo ha portato sul mercato la tecnologia Airism: messa a punto con il gruppo chimico Toray, permette di ottenere tessuti di fibre di poliestere molto sottili, con un diametro pari a un dodicesimo di quello dei capelli umani, che migliorano le funzioni di assorbimento e di traspirazione. Un successo, visto che dalla prima applicazione limitata alla lingerie, oggi la linea Airism si è estesa a tutto il guardaroba.

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