L’Italia nel 2025 ha registrato un saldo positivo di 56.599 imprese fra quelle che hanno avviato la propria attività e quelle che l’hanno cessata. Si tratta di una crescita dello stock di imprese dello 0,96%, un risultato superiore sia a quello del 2024 (+0,62%) che a quello del 2023 (+0,70%), derivato dalla sostanziale tenuta delle nuove iscrizioni (323.533 unità, in linea con il 2024) e, soprattutto, con una contrazione delle chiusure di realtà esistenti, scese a 266.934 unità (-6,7% rispetto all’anno precedente). Alla fine del 2025, quindi, lo stock complessivo delle imprese registrate in Italia si attesta a 5.849.524 unità.
Sono queste le principali evidenze che emergono dai dati Movimprese, elaborati da Unioncamere e InfoCamere sulla base del Registro delle imprese delle Camere di commercio.
«La significativa riduzione delle cessazioni registrata nel 2025 rappresenta un segnale concreto della capacità di tenuta e di resilienza del sistema produttivo nazionale – spiega il presidente di Unioncamere, Andrea Prete -. I dati Movimprese confermano il progressivo ridimensionamento di alcuni settori tradizionali, a partire da agricoltura e manifattura, e il rafforzamento dell’economia dei servizi, in particolare di quelli finanziari, professionali e di supporto alle imprese, sempre più centrali nell’accompagnare i percorsi di sviluppo, innovazione e crescita del tessuto imprenditoriale»
L’economia dei servizi
Sotto il profilo settoriale, i tassi di incremento più alti si registrano nelle Attività finanziarie e assicurative (+5,89%) e nella Fornitura di energia elettrica, gas e vapore (+5,16%). Al contrario, prosegue il ridimensionamento dei settori tradizionali: l’Agricoltura perde oltre 8mila imprese (-1,17%), il Commercio segna una flessione di 9.840 unità (-0,72%) e le Attività manifatturiere si riducono dello 0,80% (-3.981 unità). L’Edilizia si conferma tonica con un saldo di 9.306 imprese in più (+1,12%).
Più nel dettaglio, viene il contributo più rilevante in termini assoluti viene dalle Attività immobiliari, che chiudono l’anno con un saldo di 8.265 imprese in più (+2,69%) e dai Lavori di costruzione specializzati (+7.430 unità, pari ad una crescita dell’1,41%).

