SAFE, acronimo di Security Action for Europe, è il nuovo strumento dell’Unione europea per finanziare in forma di prestiti agevolati gli investimenti nella difesa comune. Per l’Italia vale fino a 14,9 miliardi di euro e, al di là del tecnicismo finanziario, è diventato un caso politico perché tocca insieme tre nodi sensibili: spesa militare, rapporti nel campo largo e credibilità europea del centrosinistra.

Nel PD il dossier ha fatto emergere una frattura sempre più visibile tra la linea della segretaria Elly Schlein e l’area riformista. La prima punta a tenere insieme prudenza sul riarmo e alleanza con M5S e Avs; la seconda considera SAFE un passaggio utile per rafforzare la difesa europea senza scaricare tutto sui conti pubblici nazionali. Oggi alla Camera i riformisti del Pd si sono astenuti sulla risoluzione di Azione e hanno votato a favore degli impegni per il Safe contenuti nelle risoluzioni di +Europa e Italia viva. Lo fanno sapere fonti dei riformisti Dem. Se fosse stata messa in votazione – si spiega – non avrebbero votato la risoluzione del campo largo. Le indicazioni del Pd erano di astensione su Iv e +Europa e no ai documenti di Azione, maggioranza e FnV. I deputati Pd riformisti sono Lorenzo Guerini, Lia Quartapelle, Virginio Merola, Nicola Care’ e Piero Fassino.

 

La lettera dei riformisti e il nodo politico

L’idiosincrasia su questo tema è esplosa nel momento in cui una parte dei riformisti dem ha scelto di marcare la distanza dalla posizione ufficiale del partito con una lettera aperta al partito. Gli sponenti di questa cordata sostengono che investire nella sicurezza europea non equivale a tagliare il welfare, ma a rispondere a un contesto internazionale più instabile.

La linea maggioritaria del Pd, invece, ha cercato di convergere con M5S e Avs su una posizione più critica verso l’aumento delle spese militari, ribadendo l’idea che eventuali risorse debbano essere orientate a priorità sociali ed economiche. È qui che si è aperta la vera faglia politica: per i riformisti, questa impostazione rischia di oscurare la dimensione strategica della difesa europea e di indebolire la collocazione internazionale del partito.

Non un dettaglio, ma una visione

SAFE non è soltanto un fondo: è uno dei pilastri della strategia europea di riarmo e di rafforzamento della capacità industriale e militare del continente. Il dossier è diventato uno dei più delicati dell’estate politica, tra scadenze europee, decisioni di bilancio e confronto interno ai partiti.

Per il Pd il punto non è solo se sostenere o meno il meccanismo, ma che idea di opposizione costruire su politica estera e sicurezza. I riformisti temono che il partito finisca per restare troppo vincolato a una linea percepita come pacifista e poco adatta a una fase segnata da guerra in Ucraina, pressione sulla Nato e nuova centralità della difesa europea con affrancamento dagli Stati Uniti diventati ormai un partner poco affidabile. 

Se la segreteria dovesse insistere su una linea comune con M5S e Avs anche sui dossier internazionali, il Pd potrebbe continuare a perdere coesione interna proprio sul terreno in cui una parte del partito rivendica più autorevolezza: esteri, sicurezza e ruolo dell’Italia in Europa.

Al contrario, una maggiore apertura ai riformisti potrebbe alleggerire la tensione interna ma complicare la tenuta dell’asse con gli alleati del campo largo. In ogni caso, SAFE è già diventato un banco di prova politico più ampio del suo contenuto tecnico: un test su come il centrosinistra italiano intenda misurarsi con la nuova stagione della difesa europea.

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