Il dato più atteso della settimana è arrivato, ha spiazzato gli investitori e ha prodotto degli effetti abbastanza paradossali.
Parliamo del lavoro negli Stati Uniti. Gli analisti si aspettavano in media una creazione di 83mila posti, invece sono scesi di ben 23mila unità. Come spesso succede, a una brutta notizia per l’economia reale Wall Street invece ha reagito positivamente, perché se il lavoro frena difficilmente la Fed potrà alzare i tassi nella seduta di settembre.
Le probabilità di una pausa a settembre, registrate dal FedWatch Tool di Cme Group e basate sul prezzo dei future dei titoli di Stato, sono diventate maggioritarie, 55,9%.
L’indice S&P 500 sale dello 0,66%, il Nasdaq dell’1,30%. Per il listino dei titoli tecnologici la salita nella settimana è del 5%, grazie alle soprattutto alle trimestrali dei giorni scorsi: è la maggiore salita settimanale da aprile.
Anche la borsa di Milano, dopo il record di ieri, resta leggermente positiva, +0,06% oggi e +3,01% nella settimana.
Oggi tra i protagonisti di Piazza Affari c’è Banca Mps (+0,19%): nel primo semestre ha superato l’asticella di un miliardo di utili (+25%). L’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, dopo la chiusura di Banco Bpm alla fusione ha citato l’Odissea e ha detto: ci sono rotte che si chiudono e altre che si aprono.
Torna sotto pressione il petrolio: con la situazione nello stretto di Hormuz che resta incerta, il prezzo del Brent sale di un oltre un punto percentuale, sopra quota 83,50 dollari.

