Il belvedere di Niscemi non esiste più. La frana che ha colpito il comune in provincia di Caltanissetta si è allargata e attualmente ha un fronte di quattro chilometri e mezzo, ma i cedimenti continuano. I tecnici hanno affermato che l’intera collina sta franando verso la piana di Gela. Una frana che ha origini antiche. Il paese sorge, infatti, su un sottosuolo instabile interessato da frane documentate già nel Settecento e già riattivate nel 1997. Stavolta il 16 gennaio sono iniziate le prime criticità nella parte occidentale del centro abitato. Poi il 25 gennaio una seconda frana di maggiore entità ha riattivato un vecchio fronte a ridosso della parte sud del centro abitato, compromettendo la stabilità di numerosi edifici nell’area, facendo letteralmente sgretolare molte case, compromettendo gran parte della viabilità locale e causando l’interruzione dei servizi essenziali.
Il costone in movimento mette in pericolo altri edifici
Le successive verifiche hanno dimostrato che tutto il costone su cui è appoggiato il centro abitato di Niscemi si sta muovendo, mettendo a rischio la stabilità di decine di edifici della cittadina. «L’intera collina sta cedendo verso la piana di Gela», ha detto il capo della Protezione civile nazionale Fabio Ciciliano, dopo il primo sopralluogo a Niscemi. «Le verifiche – ha spiegato Ciciliano – mostrano che non è solo la parte visibile a muoversi: è l’intero versante che sta scendendo». E ha reso noto che le case sul costone della frana non potranno essere più popolate. I primi sopralluoghi sono avvenuti insieme al professor Nicola Casagli, componente scientifica del centro di competenza del Dipartimento, professore ordinario di geologia all’Università di Firenze e presidente dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale.
Casagli, una delle più grandi frane in Italia
«Qui a Niscemi – spiega a Caleidoscopio il professor Nicola Casagli – c’è stata una grande frana, una delle più grandi che si sono verificate in Italia negli ultimi decenni. Il meccanismo è abbastanza noto, quello di una scarpata verticale che poi si incurva. E poi c’è uno scivolamento su un piano debolmente inclinato, quasi subito in frontale, al contatto fra un bancone di sabbia su cui è ubicato il centro abitato e un substrato argilloso che è quello in cui si sviluppa il movimento».
La fascia cautelativa di 150 metri
Per Casagli «il paese non ha problemi nella stragrande maggioranza. Problemi ci potranno essere nei prossimi giorni sul bordo, dove si è formata una scarpata. Perché essendo questa scarpata formatasi su delle sabbie, fin da bambini ci insegnano che con la sabbia possiamo fare i castelli di sabbia in certe situazioni. Ma se il castello di sabbia si asciuga troppo o si bagna troppo, diventa poi un mucchio di sabbia. Questo succederà al bordo della scarpata e già sta succedendo con coni sabbiosi che derivano dalla disgregazione della sabbia della scarpata. Questo vuol dire che le prime file degli edifici di Niscemi saranno interessate e lo saranno permanentemente. Al momento è stata stabilita una fascia di rispetto di 150 metri, molto cautelativa, quindi esagerata rispetto alle reali possibilità di evoluzione del fenomeno. Ci si aspetta nei prossimi giorni, sulla base dei dati di monitoraggio, di restringerla a una zona di ragionevole sicurezza».
Monitoraggio con satelliti radar
«Il monitoraggio – spiega il professor Casagli – verrà fatto essenzialmente con satelliti radar dell’Agenzia spaziale europea, italiana e Argentina, di diverse caratteristiche che ci permetteranno di avere una mappatura completa e totale del centro abitato, dei dintorni della frana, per prevedere la sua evoluzione. Trattandosi di una frana così grossa e senza un buon punto di vista frontale abbiamo deciso di usare i satelliti proprio per avere un panorama completo della frana e non soltanto delle misure puntuali e poco significative di tutto l’insieme».

