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Home » “No al caporalato tecnologico”. Lo sciopero dei taxi contro il Governo
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“No al caporalato tecnologico”. Lo sciopero dei taxi contro il Governo

Sala StampaDi Sala StampaGennaio 12, 20263 min di lettura
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“No al caporalato tecnologico”. Lo sciopero dei taxi contro il Governo

Martedì 13 gennaio i taxi si fermano ma a metà. Lo sciopero nazionale delle auto bianche, proclamato per 24 ore, parte con una frattura evidente dentro la categoria e con un fronte politico che prova a raffreddare lo scontro e a trovare un compromesso. Ma andiamo per ordine. A incrociare le braccia saranno 18 sigle sindacali e associative, da Ugl Taxi a Filt Cgil Taxi, da Usb Taxi a Fedartaxi Cisal, fino a realtà minori e territoriali. La protesta, spiegano, è contro l’ingresso sempre più aggressivo delle multinazionali nel settore e contro un vuoto regolatorio che dura dal 2019 con una riforma degli Ncc ancora al palo.

Nella piattaforma dello sciopero i tassisti ricordano che il “servizio taxi è un servizio pubblico regolato, con tariffe fissate dal Comune, controlli, obblighi di sicurezza e responsabilità precise verso l’utenza. Oggi – affermano – questo modello è messo in discussione dall’ingresso aggressivo di multinazionali private, che puntano a sostituire un servizio pubblico con piattaforme guidate da algoritmi e logiche di profitto”.

A Roma è previsto un presidio statico nei pressi di Piazza Montecitorio, dopo un corteo che partirà da Fiumicino e attraverserà il centro fino alla Bocca della verità.

I dissidenti della protesta

Fuori dallo sciopero restano però due attori centrali del sistema taxi: Unione Radiotaxi d’Italia e il consorzio itTaxi che rappresentano una parte importante del settore. Il loro presidente, Loreno Bittarelli, rivendica una scelta netta: niente stop, servizio garantito e fiducia nel dialogo con il governo. A convincere Uri e itTaxi, spiega, sono state le rassicurazioni arrivate dal presidente della commissione Trasporti della Camera, Salvatore Deidda, e dal deputato di Fratelli d’Italia Alberto Ruspandini. Bittarelli rovescia l’accusa: chi oggi sciopera, sostiene, è responsabile del caos normativo. Richiama le modifiche del 2019 alla legge quadro 21/92 e boccia l’opposizione all’emendamento Scurria-Maffoni sulle tariffe predeterminate. “Chi protesta – riferisce in una nota – ha osteggiato l’emendamento Scurria/Maffoni sulle tariffe predeterminate, unica via per garantire trasparenza, chiarezza sul prezzo e regole certe. Insomma, la responsabilità del vuoto normativo è di chi ha sostenuto posizioni inadeguate e oggi incoerenti con la maggioranza dei tassisti perfettamente consapevole di questa situazione”, conclude.

La protesta

Di segno opposto la posizione della Uiltrasporti, che rivendica lo sciopero come unica leva per riaprire il tavolo sui decreti attuativi attesi da anni. “Non è più tollerabile il silenzio delle istituzioni davanti all’ingresso sempre più aggressivo nel settore, di multinazionali private che mettono a rischio il modello di servizio pubblico svolto dai taxi nel nostro Paese. Qualità del servizio e sicurezza – spiega Uiltrasporti – non possono essere delegate esclusivamente a delle App gestite senza il controllo delle amministrazioni pubbliche”.

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