Siccità, cambiamenti climatici e insetti alieni si abbattono sulla produzione ortofrutticola e il conto dei danni è arrivato a oltre 3 miliardi di euro tra danni e gli extra costi per il monitoraggio e la difesa dei campi. È l’allarme lanciato da Coldiretti che segnala, tra i nuovi invasori, il ragnetto rosso e la Popillia japonica, coleottero giapponese. Quest’ultimo può colpire oltre 300 specie vegetali e rappresenta una vera e propria calamità perché si è insediato soprattutto nel Nord Italia con crescente preoccupazione per vigneti e gli alberi da frutto. «Nuovi organismi nocivi si aggiungono a quelli già presenti, causando cali di produzione e aumento dei costi – fanno sapere da Coldiretti -. C’è poi la presenza ormai costante su tutto il territorio nazionale della cimice asiatica, che colpisce frutteti, noccioleti e ortaggi danneggiando direttamente frutti e semi e compromettendone la qualità commerciale. In Piemonte prosegue anche nel 2026 la lotta biologica con il ricorso agli insetti antagonisti».
Altre specie aliene sono la Drosophila suzukii, il moscerino dei piccoli frutti originario dell’Asia, che attacca soprattutto ciliegie, mirtilli, lamponi e altri frutti a polpa tenera. I monitoraggi confermano la presenza dell’insetto e rendono necessario mantenere alta la protezione delle colture prossime alla raccolta. In Veneto è allarme per il ragnetto rosso, acaro ormai da anni abitualmente presente sul territorio, che colpisce soprattutto soia e mais, coltivazioni già in difficoltà a causa della siccità. Proprio il caldo intenso e l’assenza di umidità favoriscono – continua Coldiretti – la proliferazione di questo acaro che attacca le foglie, causandone prima l’ingiallimento e poi il disseccamento, con effetti negativi sulla crescita e sulla produttività delle piante. Resta alta la preoccupazione per il cinipide del castagno, che ha già provocato pesanti perdite alla castanicoltura e continua a richiedere interventi di contrasto biologico attraverso il Torymus sinensis, suo antagonista naturale. Preoccupazione anche per la Vespa velutina, il calabrone asiatico che minaccia le api e quindi l’intero sistema dell’impollinazione. Nel 2026 sono stati rafforzati monitoraggio e interventi di contenimento in diverse regioni. Il rischio non riguarda solo il miele, ma anche il ruolo delle api per frutteti, ortaggi e altre colture. C’è poi l’Aethina tumida, il coleottero dell’alveare che può compromettere le scorte di miele e indebolire le colonie, il bostrico tipografo, responsabile della moria di abeti rossi e causa di pesanti danni al patrimonio forestale, e il punteruolo rosso, che continua a colpire le palme soprattutto nelle aree mediterranee come, per esempio, la Liguria. Sul fronte dell’olivicoltura, la minaccia più grave resta la Xylella fastidiosa, il batterio che ha devastato milioni di ulivi in Puglia e continua a far registrare nuovi focolai, mettendo a rischio la produzione, il paesaggio e l’economia delle aree rurali colpite. Da non dimenticare l’emergenza causata dal granchio blu, che continua a mettere sotto pressione la molluschicoltura italiana, soprattutto nell’Adriatico. Si spera che il polpo sia il naturale antagonista del granchio blu. Alla moria di vongole e altri molluschi si sono sommati quest’estate gli effetti delle temperature eccezionalmente elevate dell’acqua, con pesanti morie negli allevamenti.
«Diventa quindi sempre più urgente – sottolinea Coldiretti – rafforzare la prevenzione e il monitoraggio, accelerare la ricerca di sistemi di difesa biologica e sostenibile e garantire alle imprese strumenti adeguati per affrontare l’arrivo e la diffusione di nuovi organismi nocivi, ma anche di vecchi patogeni che ritornano pericolosi con i cambiamenti climatici, la maculatura bruna o gli eriofidi, ad esempio, evitando che le emergenze fitosanitarie si trasformino in crisi strutturali per intere filiere».

