Continua, mai sopito, lo scontro a distanza tra Roma e Parigi, tra due leader che più lontani e diversi non potrebbero essere. Da quando Giorgia Meloni è a Palazzo Chigi come presidente del Consiglio, infatti, non ha mai mancato di sottolineare la sua diversità di vedute dall’inquilino dell’Eliseo, Emmanuel Macron. Che si trattasse di politica interna, di politica sociale, di politica economica e, ancora di più, di politica internazionale, soprattutto guardando al ruolo dell’Europa nel mondo e al rapporto con gli Stati Uniti di Donald Trump. Oggi l’ultima puntata di un’antica querelle.

Il presidente Macron ha infatti chiesto alla premier italiana di non “commentare” gli affari francesi dopo le osservazioni fatte sull’attivista nazionalista ucciso a Lione la scorsa settimana, Quentin Deranque, che tante polemiche e scontri sta ancora suscitando Oltralpe. “Che ognuno resti a casa sua e le pecore saranno ben custodite” ha ironizzato Macron da New Delhi, a margine di una visita ufficiale in India, dopo le dichiarazioni della presidente del Consiglio sul pestaggio costato la vita al militante 23enne per mano di avversari politici di estrema sinistra. “Sono sempre sorpreso dall’osservare che le persone nazionaliste, che non vogliono essere disturbate in casa loro, siano sempre le prime a commentare cosa succede in casa altrui” ha proseguito pungente il presidente francese.

Roma replica: “Stupore per le parole di Macron, condanna per il clima di odio ideologico”

A Palazzo Chigi sono state accolte “con stupore” le dichiarazioni del presidente della Repubblica francese, riferiscono fonti della sede del governo, sottolineando che la presidente del Consiglio “ha espresso il suo profondo cordoglio e la sua costernazione per la drammatica uccisione del giovane Quentin Deranque e ha condannato il clima di odio ideologico che sta attraversando diverse nazioni europee. Dichiarazioni che – aggiungono le stesse fonti – rappresentano un segno di vicinanza al popolo francese colpito da questa terribile vicenda e che non entrano in alcun modo negli affari interni della Francia”.

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