Ci sono tre aspetti che, più di tutti, meritano di essere messi in luce quando si parla di un teatro e che ne descrivono lo stato di salute, secondo Francesco Giambrone, sovrintendente dell’Opera di Roma: «un teatro deve essere il più possibile aperto, il più possibile pieno e deve avere un bilancio solido, pre-requisito per i due fattori precedenti».

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Il 2025, l’anno dei record

Ebbene, la fondazione lirica della capitale ha chiuso qualche settimana fa il 12esimo bilancio consecutivo in attivo, con un utile di oltre 106mila euro. Bilancio peraltro straordinario, quello del 2025, perché il teatro ha beneficiato di risorse pubbliche aggiuntive (+10,3%) legate al Giubileo, raggiungendo un valore record della produzione di 66,8 milioni di euro, in aumento del 7,7% rispetto al 2024 e del 12,8% rispetto al 2019. A risorse straordinarie ha risposto un impegno straordinario, osserva Giambrone, con l’avvio di progetti speciali e con un incremento della produzione di opere, balletti e concerti del 17,8%. Molto positivo il dato sulla saturazione delle sale, in media del 91,4%, e non solo per classici «cult» come Tosca e Bohème, ma anche per un’opera contemporanea come «Inferno» (89,4%).

Un altro dato che il sovrintendente ci tiene a sottolineare è la percentuale di autofinanziamento, pari al 24,8% del totale. Ben 14,2 milioni di euro sono stati i ricavi da biglietteria, in aumento del 3,5% rispetto al 2019, sebbene in lieve diminuzione rispetto all’anno precedente (14,4 milioni) a causa di alcuni ritardi sulla programmazione estiva. Gli spettatori paganti sono stati 282mila, a cui si aggiungono circa 25mila persone che hanno assitito agli spettacoli del progetto Opera Camion, avviato l’anno scorso. Sono inoltre aumentati (del 12%) i ricavi propri, oltre 5,5 milioni di euro che comprendono anche nuove risorse da parte di mecenati e sponsor.

L’eredità del Giubileo

Un trend, quest’ultimo, che si conferma anche nell’anno in corso: «Notiamo un interesse crescente da parte dei privati, che si attivano soprattutto per progetti di carattere sociale, educativo e inclusivo», spiega Giambrone, come la Scuola di danza diretta da Eleonora Abbagnato, che nel 2028 compirà 100 anni e conta oltre 150 allieve e allievi. Allo stesso modo, sono in crescita anche i programmi di membership, con un aumento del 10% nella prima metà del 2026, a sostegno anche in questo caso di progetti extra rispetto alla tradizionale programmazione artistica, come Fabbrica, il programma che da dieci anni permette a nuovi talenti, già formati presso conservatori ed accademie, d’inserirsi nel mondo dello spettacolo.

«Dall’anno scorso possiamo anche contare su una trentina di giovani mecenati under 30, che rappresentano una parte del nostro pubblico fidelizzato e hanno deciso di sostenere il teatro con un contributo speciale», racconta il sovrintendente, ricordando l’aumento anche degli spettatori con meno di 35, pari al 30% circa del totale.

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