Haiki+ scommette sul riciclo dei pannelli solari. Secondo il ceo Giovanni Rosti, «la crescita del fotovoltaico apre una nuova fase per l’economia circolare. Nei prossimi anni assisteremo a un aumento significativo dei moduli che raggiungeranno il fine vita e sarà fondamentale disporre di una filiera industriale capace di recuperarne i materiali con elevati standard di qualità e di reimmetterli nei cicli produttivi. Vetro, alluminio, rame e silicio rappresentano una disponibilità crescente di materie prime seconde: valorizzarle significa rafforzare l’autonomia delle filiere europee, ridurre la dipendenza dalle importazioni rafforzare la competitività del sistema manifatturiero europeo e rendere l’economia circolare una leva concreta di politica industriale».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Haiki+ è un operatore nazionale di gestione dei rifiuti e l’azionista di maggioranza, la Holding SG controllata dalla famiglia Colucci, ha avviato la settimana scorsa un’Opa sul 100% della società con obiettivo il delisting. Nello stabilimento Raee.man di Sale (Alessandria), accanto alle linee dedicate alle pile alcaline e alle batterie al litio, da inizio anno è a regime anche quella che recupera materiali dai pannelli solari: «Ne tratta 120mila all’ora. Ha una capacità di 10mila tonnellate all’anno su due turni, e da settembre saranno tre – racconta Rosti -. Si basa su una nuova tecnologia totalmente meccanica che abbiamo sviluppato col produttore di macchinari, per cui riusciamo a recuperare maggiore quantità di materia: il 100% di alluminio, il 98% di rame e vetro, la plastica. Stiamo lavorando sul recupero dell’argento dalla polvere di silicio nel nostro impianto di Pollutri (Chieti), in un progetto con l’Università dell’Aquila, e se tutto va bene il sistema verrà installato a Sale entro la fine dell’anno».

Rosti conferma la domanda per questo tipo di attività: «Il fine vita della prima generazione di pannelli è cominciato da un po’ ma l’onda sta arrivando adesso. Noi dopo varie esperienze abbiamo sviluppato una tecnologia che è un fiore all’occhiello e ora vogliamo esportarla in altri siti italiani.Poiché i pannelli si trovano di più nel Centro e nel Sud, abbiamo in progetto di installare nuove linee negli impianti del territorio dove già recuperiamo le batterie al piombo». L’investimento è dentro alla cifra indicata nel piano 2026-28, sommando le voci recycling & electrics e metals: 19 milioni di euro.

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