Supera quota 12.300 il numero delle imprese italiane che hanno ottenuto la certificazione per la parità di genere, con una presenza significativa di piccole imprese (41,9%) e medie aziende (30,7%). Il fenomeno riguarda sempre più anche settori tradizionalmente meno associati alle politiche di diversity, come costruzioni (27,18%) e manifatturiero (13,25%), segno di una diffusione progressiva dello standard nel tessuto produttivo.
Introdotta nel 2022, la certificazione PdR 125:2022 ha portato per la prima volta in Italia un sistema nazionale basato su indicatori oggettivi e misurabili, segnando il superamento della stagione dei cosiddetti “bollini rosa” e inaugurando un cambio di passo nelle politiche aziendali di inclusione.
La partita ora si gioca sul consolidamento dei risultati. Se l’esonero contributivo dell’1%, fino a un massimo di 50mila euro per impresa, è diventato strutturale, resta invece l’incognita della fine degli incentivi del Pnrr destinati alle Pmi, che hanno finora sostenuto i costi di consulenza e certificazione e che si concluderanno a giugno.
I progressi registrati
La certificazione ha registrato una crescita esponenziale. Dalle 113 imprese che hanno superato l’audit nel 2022, si è arrivati a 12.349 aziende certificate (dato al 27 gennaio 2026), secondo le informazioni fornite al Sole 24 Ore dal Dipartimento per le pari opportunità.
Nel dettaglio, le nuove certificazioni sono state 113 nel 2022, 2.079 nel 2023, 5.081 nel 2024 e 5.079 nel 2025. I dati sono stati elaborati dal Dipartimento sulla base di un’estrazione effettuata da Sogei, partner tecnologico del Dipartimento, e si riferiscono alle legal entities e non ai singoli siti operativi.

