Il ministero del Lavoro ha quantificato in 4.916 il numero dei lavoratori che avendo firmato in precedenza accordi sull’uscita anticipata, potenzialmente potrebbero essere penalizzati dall’innalzamento dei requisiti pensionistici.
Nel question time in Aula al Senato il ministro del Lavoro, Marina Calderone, basandosi sulle proiezioni dell’Inps ha assicurato che per questi lavoratori verrà allungato il sostegno fino al raggiungimento dei requisiti pensionistici, sterilizzando così l’effetto provocato dall’aumento dell’anzianità anagrafica e contributiva necessaria per andare in pensione. «Sulla questione, a garanzia dei lavoratori – ha detto -, si procederà previo con il confronto con le parti sociali, a disposizione attuative volte a chiarire che la corresponsione della prestazione sarà garantita fino al raggiungimento degli effettivi requisiti per il pensionamento».
L’impegno del ministro ad evitare nuovi esodati
Il ministro, in sostanza, si impegna a non creare una nuova platea di esodati, ovvero di lavoratori di settori oggetto di pesanti ristrutturazioni che negli anni passati hanno sottoscritto accordi per l’uscita anticipata ricorrendo a strumenti come l’isopensione, i contratti di espansione o i fondi di solidarietà, ma con le regole cambiate rispetto a quelle vigenti al momento dell’adesione rischiano di trovarsi con alcuni periodi privi di sostegno economico non avendo ancora maturato i requisiti per la pensione, che nel frattempo sono cambiati al rialzo.
Dunque il ministero, pur ammettendo l’esistenza del problema, ha fortemente ridimensionato i numeri forniti dalla Cgil che aveva lanciato l’allarme sui 55mila esodati. « Il numero è assolutamente diverso da quello pubblicato e diffuso anche da organizzazioni sindacali di oltre 50mila persone», ha detto il ministro.
In un prossimo provvedimento si capirà chi dovrà farsi carico dell’estensione del sostegno economico destinato a questa platea di lavoratori, se saranno stanziati fondi pubblici o sarà parzialmente o tutto a carico delle aziende.

