Una ipotesi di lavoro, quella di riconoscere per alcune aree del Piemonte – nel Torinese, nel Basso Alessandrino e in provincia di Asti – la possibilità di applicare le condizioni previste della ZES, le Zone Economiche Speciali, utilizzate nel Sud Italia, che possa garantire benefici fiscali, credito di imposta e semplificazioni burocratiche. Un ipotesi confermata dal presidente Alberto Cirio, che la giunta piemontese presenterà già questa settimana alla Commissione Economia e Industria del Senato. Si tratta di una delle linee di azione presentate dalla Regione durante l’incontro annuale con Confindustria Piemonte.
Il contesto è quello di un territorio, il Piemonte «che oggi gioca nello stesso campionato delle altre regioni del Nord Italia» spiega il presidente Cirio, grazie al fatto che da un lato la regione subalpina ha recuperato terreno, nonostante dazi e crisi dell’auto, e dall’altro le altre regioni hanno rallentato. Dopo la pandemia, la ripresa ha visto un 2021 (+7,3%) lievemente superiore alla media nazionale (+6,9%), negli ultimi tre anni la variazione percentuale è stata sempre superiore alla media nazionale e quasi in linea con la Lombardia. Mancano ancora 4 miliardi di Pil per raggiungere i livelli del 2007 e l’obiettivo di crescita annuale è dell’1,5% rispetto allo 0,75% stimato nel 2025, così da agganciare la media di crescita europea.
Le altre misure messe in campo dalla Giunta Cirio sono il “Cresci Piemonte” – legge in fase di discussione che dimezza i tempi di concessione delle procedure urbanistiche in campo all’ente – pensata per massimizzare gli impatti positivi sull’economia dei progetti urbanistici, la possibilità di avere una quota della produzione di energia da idroelettrico a prezzi calmierati, in occasione delle gare di assegnazione delle autorizzazioni per i diversi bacini idrici, e infine la possibilità di introdurre, sulla Programmazione 2028-2033 dei Fondi europei, un capitolo riservato agli aiuti per gli interventi di bonifica dei siti industriali. «Le misure ordinarie non sono sufficienti in una regione come il Piemonte che ha vissuto una fase di profonda industrializzazione e che ora necessità di rilanciare siti o sostenere le imprese nei progetti di reindustrializzazione» spiega il presidente Cirio.
I dazi e la crisi automotive hanno ridotto da 60 da 64 i miliardi di esportazioni l’anno scorso, l’equivalente del 36% del Pil, soprattutto per effetto della contrazione dell’export dell’industria della provincia di Torino, pur mantenendo una forte predisposizione all’export. Le azioni di sistema per promuovere le imprese piemontesi all’estero, attraverso missioni come quella in programma in Canada, rappresentano una chiave importate anche per aprire nuove rotte commerciali.
Il presidente di Confindustria Piemonte Andrea Amalberto apre ad una riflessione sul fronte dei servizi che vedono la regione molto esposta rispetto alle altre aree intaliane. «Esiste un margine di recupero di crescita e Pil anche in questa direzione – spiega – non soltanto sui mercati esteri, che abbiamo quantificato in circa 16 miliardi di servizi, dalla logistica all’Ict, che potremmo generare in Piemonte invece che acquistarli dalle altre regioni».

