È a capo del più grande e famoso marchio di alta gamma al mondo, Louis Vuitton, punta di diamante del più grande gruppo del lusso al mondo, Lvmh. È italiano di Parma, Pietro Beccari, ma felicemente adottato – o almeno co-optato – dalla Francia. Primati e incarichi non finiscono qui: dal 1° gennaio il manager, classe 1967, è anche ceo e presidente di Lvmh Fashion Group, la divisione del colosso fondato da Bernard Arnault, l’uomo più ricco di Francia, a proposito di primati, che raggruppa Celine, Givenchy, Kenzo, Loewe, Marc Jacobs, Patou e Pucci. In Lvmh Beccari ha avuto i migliori maestri, da Yves Carcelle a Michael Burke, da Toni Belloni (altro italiano) a Sidney Toledano: da ognuno ha imparato molto, restando però ancorato alle sue gioiose origini emiliane e, last but not least, al suo amore per lo sport. Riavvicinare Louis Vuitton e Lvmh alla vela è una cosa della quale va molto fiero.

L’America’s Cup è quasi coetanea della maison Louis Vuitton, fondata nel 1854, tre anni dopo il trofeo velico. La Louis Vuitton Cup invece nacque “solo” nel 1983, ma è stata testimone di notevoli evoluzioni tecnologiche della vela. È questo che l’ha portata a riavvicinare la maison all’America’s Cup?

Siamo tornati title sponsor della Louis Vuitton Cup, che decide chi, tra gli sfidanti, ha l’onere e l’onore di confrontarsi con il team che detiene la coppa, per una felice combinazione dei fattori che ha citato. La lunga storia, certo: 175 anni della Coppa America, il più antico trofeo sportivo al mondo, 172 anni di Louis Vuitton. Ci sono però affinità molto più profonde: la vela si è evoluta dal punto di vista tecnico e tecnologico, certo. Ma quello che continua a fare la differenza sono le persone, anche perché a spingere gli scafi sono “solo” la forza del mare e del vento, elementi della natura che i velisti rispettano enormemente e con i quali devono trovare una sorta di armonia. Andare per mare poi, in senso più ampio, è un modo di viaggiare, esplorare, stupendosi di ciò che si incontra: lo stesso spirito che anima Louis Vuitton.

Da title sponsor della “sola” LV Cup a title sponsor dell’America’s Cup nel suo complesso. Un impegno, anche economico, sempre più importante…

Non abbiamo mai fornito cifre precise e non lo farò ora, anche perché Lvmh è un gruppo quotato e tra qualche settimana comunicheremo i dati dell’esercizio 2025 e a maggior ragione siamo tenuti alla massima discrezione. È ovvio però che si tratta di numeri importanti, ma ci tengo a ribadire: come ogni sponsorizzazione, fa parte della strategia di marketing e comunicazione di un’azienda o di un marchio. Per Louis Vuitton però è molto di più e serve a rafforzare ulteriormente i legami con l’Italia, che per noi è da una parte un mercato importantissimo, sia per i clienti locali sia per i turisti, e dall’altra è il luogo dove abbiamo centri produttivi strategici, dalle calzature agli occhiali, passando per altre categorie di prodotto del made in Italy, che rispondono agli standard di qualità della maison e alla sua attenzione a sostenibilità sociale e ambientale.

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