Segnali positivi per l’industria italiana della plastica riciclata, dopo mesi in cui la crisi strutturale che attanaglia da tempo il comparto, schiacciato tra alti costi energetici e una feroce concorrenza extra-Ue, ha portato a chiusure e a riduzioni della produzione. Una criticità acuita anche dagli effetti dei dazi americani, che dalla fine dell’anno scorso hanno fatto dirottare i flussi asiatici destinati agli Usa verso l’Europa, Italia compresa. Ora la crisi del Golfo ha spinto verso l’alto le quotazioni del petrolio, con rincari sulla filiera della plastica che da lì si approvvigiona. E di riflesso benefici su quella che produce materiale riciclato, tornato competitivo. «La crescita dei prezzi delle plastiche vergini e le difficoltà di approvvigionamento hanno mitigato l’invasione di prodotto a prezzi ridotti, con la ripartenza del mercato nostrano, anche quello riciclato, in rialzo nell’ultimo mese», spiega Walter Regis, presidente di Assorimap, l’associazione nazionale di riciclatori e rigeneratori di materie plastiche che rappresenta il 90% della filiera italiana.
La boccata d’ossigeno non è tuttavia sufficiente a sollevare un settore che ha visto gli utili di esercizio crollare dell’87% dal 2021, passando da 150 milioni di euro a soli 7 milioni nel 2023, e valori prossimi allo zero nel 2025. Con «i movimenti legati al conflitto hanno portato a un incremento degli utili, ma poi vedremo. Si tratta in ogni caso di un periodo breve, destinato probabilmente a interrompersi. Non possiamo essere legati a questa guerra per poter lavorare. Quella delle nostre aziende è una crisi aperta, strutturale ed esige risposte che dall’Europa e dall’Italia non stanno arrivando», continua Regis. Per questo il 15 aprile l’associazione sarà a Bruxelles con Plastics Recyclers Europe, l’associazione dei riciclatori europei, e in un convegno dedicato racconterà come una crisi di settore senza precedenti sia riuscita a investire un’esperienza di eccellenza del riciclo meccanico come quella italiana.
La portata della perdita di capacità produttiva è un fenomeno che investe tutta l’Europa: secondo le ultime stime, dal 2023 nel continente hanno chiuso circa 40 impianti, con una capacità di riciclo erosa per quasi 1 milione di tonnellate solo nel 2025. L’industria italiana ha vissuto uno stallo nel novembre dello scorso anno. Come ricorda anche Regis, «con il riciclo bloccato, che andava quindi a intasare la catena a monte della selezione e compattazione dei rifiuti plastici, il sistema Italia è stato bravo a gestire i flussi e il ristagno dei materiali, tanto che i cittadini non hanno avuto consapevolezza della criticità». Oggi la situazione è a macchia di leopardo, come la definisce lo stesso presidente: «Le aziende, o per contratti pluriennali o per attività collaterali integrate, hanno mantenuto la loro capacità produttiva, che può tuttavia essere tenuta al 50%, al 20% o azzerata. Non ci sono state chiusure ulteriori di aziende importanti: non vivendo di solo riciclo sono riuscite a contenere i danni. Per le piccole il momento rimane molto complicato».
Tra le proposte di Assorimap per tentare di risolvere la crisi della plastica riciclata italiana, l’individuazione di certificati bianchi legati al materiale riciclato che ne certificano il risparmio di energia e di un carbon credit per il risparmio di CO2 collegato. «Rappresentano il riconoscimento di un valore ambientale che garantisce alle imprese un ritorno economico», sottolinea Regis. C’è poi l’idea di anticipare gli obblighi Ue (contenuti nel Ppwr), attualmente per il 2030, di prevedere all’interno di imballaggi un contenuto di plastica riciclata. «Un segnale importante per far capire al mercato il trend e cominciare a definire un perimetro su cui le industrie possano sviluppare investimenti». In un contesto di difesa delle produzioni europee con controlli e sanzioni su importazioni non in regola.
Queste proposte erano state portate a diversi tavoli ministeriali, gli ultimi a dicembre. «Confidiamo che ci siano lavori in corso sul tema. Al momento tuttavia non abbiamo nessuna notizia», conclude il presidente di Assorimap.

