L’idea è semplice: finanziare con un fondo da 30 milioni di euro crediti d’imposta dal 20 al 30% – a seconda delle dimensioni dell’impresa – alle Pmi che assumono un temporary manager, un dirigente “a tempo” che garantisca competenze specifiche per il superamento di frangenti aziendali difficili, come un cambio generazionale o un progetto di sviluppo complesso.
A raccontare i contenuti della proposta di legge AC 2474, da poco all’esame della commissione Finanze della Camera è il relatore Guerino Testa (FdI), che a Parlamento24 evidenzia tra gli aspetti innovativi il fatto che «il lavoro del manager a tempo, chiamato per esempio a risolvere un problema di bilancio, verrà misurato, per capire se l’obiettivo è stato raggiunto», valutando in particolare l’impatto «sulle EBITDA quindi sugli utili che l’azienda poi riesce a dichiarare». Un modo trasparente per correlare il benefico fiscale all’effetto positivo sul bilancio della Pmi che ricorre a un dirigente temporaneo.
Figura ancora assente nell’ordinamento italiano
Regolamentare e agevolare dal punto di vista il ricorso ai temporary manager «nasce dal fatto che l’Italia, rispetto agli altri Paesi europei non ha ancora una figura del genere», sottolinea Testa. Molte aziende italiane «hanno uno skill particolare nella produzione» e «sanno posizionarsi bene sul mercato. Però spesso e volentieri, nei momenti di crisi, nei momenti di crisi finanziaria ma io direi anche da un punto di vista del cambio o del ricambio generazionale» registrano una carenza di competenze specifiche a livello dirigenziale, un deficit che la Pdl in cantiere potrebbe cambiare.
L’esame in commissione potrebbe portare a una ridefinizione del beneficio fiscale sotto forma di voucher, ipotesi salutata con favore dai portatori d’interesse auditi dalla commissione, come i dottori commercialisti e Federmanager.

