In Italia non invecchia solo la media della popolazione ma anche quella degli imprenditori; e così le Pmi, che rappresentano il 99% delle aziende italiane e generano oltre il 70% dell’occupazione, risultano guidate, per la maggior parte, da ultracinquantenni e, in larga misura, anche da over 60. Specie al Nord e la Centro.

Il dato emerge dall’Osservatorio sulle piccole e medie imprese, realizzato da Perpethua, società specializzata in passaggi generazionali e m&a per le Pmi che, in collaborazione con Yuno Ai, ha analizzato oltre 67mila aziende italiane con fatturato tra i 2 e i 25 milioni di euro. Lo studio fotografa una realtà allarmante: l’età media degli imprenditori è 56,4 anni e, in molte regioni, la percentuale di titolari over 60 supera il 40%.

Sul territorio nazionale, si legge nel report, «il 36% degli imprenditori ha superato i 60 anni, e il 20% ha oltre 65 anni. In regioni come la Liguria e l’Emilia-Romagna, la situazione è ancora più critica: qui la percentuale di over 60 raggiunge o supera il 40% e quella degli over 75 supera il 10%, con punte di over 80 che sfiorano il 5%. Nel Lazio si registra, addirittura, la presenza di imprenditori attivi fino a 99 anni. In Lombardia e Veneto, tra i motori produttivi dell’economia italiana, il dato di titolari over 60 si attesta, rispettivamente, al 40% e al 42% e la quota di over 65 supera la media nazionale, con il 25% lombardo e il 27% veneto».

La tendenza delle regioni meridionali, invece, risulta sotto la media nazionale. «Spicca in particolare – si legge nel documento di Perpethua – il caso della Campania, con percentuali di over 60 al 26%, di over 65 al 15% e di over 75 al 4%. Anche Sicilia, Calabria e Puglia fanno registrare dati inferiori a quello cumulativo nazionale in tutte le fasce d’età, una traiettoria che, però, non bisogna dare per scontata e che potrebbe invertirsi in futuro».

La tendenza demografica, ragiona Tobia Piovesan, ceo di Perpethua, «si riflette direttamente sulla tenuta del sistema imprenditoriale nazionale. In assenza di un piano di successione chiaro, molte Pmi rischiano la paralisi, al momento del ritiro dell’imprenditore. Una situazione che, non solo mette a rischio la sopravvivenza delle singole imprese, ma impatta su occupazione, indotto e competitività del made in Italy. Basti pensare che, in Italia, solo il 13% delle aziende arriva alla terza generazione. L’invecchiamento degli imprenditori non è di per sé un problema, anzi spesso è sinonimo di esperienza e visione; ma senza un piano per il passaggio di testimone, l’impresa rischia di non sopravvivere alla sua prima generazione».

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