Il Politecnico di Milano guadagna altre 11 posizioni nel Qs world university ranking 2027, salendo all’87° posto dal 98° dello scorso anno. Dopo l’ingresso nella top 100 nel 2025, adesso è nella top 90 mondiale, la posizione più alta di un ateneo italiano. Il risultato conferma una crescita costante e ormai strutturale, tant’è che in cinque anni ha guadagnato 52 posizioni, dal 139° posto del 2023 all’87° posto del 2027 e nell’arco di dieci anni ne ha scalate complessivamente 100, dal 187° posto del 2016. È un risultato ancora più importante tenuto conto che «i bacini delle università valutate da Qs sono sempre più ampi: fino a non molti anni fa ne esaminava meno di 5mila, oggi sono oltre 8.800 con l’avanzata di molti atenei, soprattutto asiatici», spiega la rettrice del Politecnico di Milano Donatella Sciuto.
Avendo vissuto e studiato molti anni all’estero e insegnato a lungo negli Stati Uniti, Sciuto conosce bene le università americane e non solo, e proprio questo la porta a dire che «il sistema accademico italiano, almeno relativamente ai percorsi di ingegneria, architettura e design, se potesse contare sulle stesse risorse degli atenei americani sarebbe di gran lunga migliore in termini di performance. La realtà è che ne abbiamo molte di meno, ma siamo creativi e bravi a fare le cose lo stesso. Dobbiamo però migliorare la percezione e la reputazione internazionale e per questo serve entrare e risalire i ranking internazionali. La presenza di molti atenei italiani è un segnale che fa vedere che il sistema accademico italiano è forte».
Per il PoliMi, tra gli indicatori in miglioramento ci sono la reputazione presso i datori di lavoro, la sostenibilità, gli studenti internazionali e le citazioni scientifiche. A questo proposito nel periodo considerato da Qs, il PoliMi registra 29.332 pubblicazioni scientifiche e 289.758 citazioni al netto delle autocitazioni, confermando la rilevanza internazionale della ricerca. Resta stabile su valori molto elevati anche la reputazione nella comunità accademica internazionale.
Tra tutti, uno dei fattori distintivi, riguarda l’attrattività internazionale. Gli studenti che arrivano da altri Paesi sono 9.117 su 36.352 complessivi, con un rapporto pari a 25,1 studenti internazionali ogni 100, a fronte di una mediana globale di 8,8. L’internazionalizzazione è il frutto «della scelta fatta nel 2013 di avere delle lauree magistrali in inglese – interpreta Sciuto -. Quest’anno avremo anche tre corsi di laurea triennale in ingegneria in inglese per cominciare ad attrarre gli studenti fin dall’uscita dalla scuola superiore. Per noi questo processo è fondamentale perché riteniamo che l’internazionalità sia un valore per gli studenti italiani che si confrontano con culture diverse. È una skill in più che ciascuno deve crearsi perché nel mondo del lavoro dovranno confrontarsi con persone di nazionalità diverse». Non ultimo, la forte apertura internazionale è anche un modo per supportare il Paese sul tema dell’inverno demografico «in maniera seria e cercando di avere lavoratori preparati per affrontare il futuro – continua Sciuto -. Abbiamo iniziato a lavorare al tema dell’internazionalizzazione molto tempo fa, con un approccio di lungo termine che riguarda non solo gli studenti ma anche i docenti, un capitolo più difficile». Però soprattutto perché c’è un tema salariale.
Per la rettrice Sciuto va evidenziato che «i ranking non sono un obiettivo ma uno strumento per essere più attrattivi e per riuscire a portare al Politecnico di Milano e in Italia gli studenti migliori che poi possono spendersi una laurea in un’istituzione accademica riconosciuta a livello internazionale, sul mercato del lavoro. È un modo per fare capire che l’Italia non è seconda ad altri Paesi e ha università di eccellenza sia per la didattica che per la reputazione dove è possibile seguire un percorso di alta formazione». L’approccio del Politecnico d’altro canto è peculiare. «Lavoriamo sulla base di un piano strategico approvato dagli organi accademici, il Senato e il Cda: il lavoro di tutti ha portato ad avere il risultato di quest’anno».

