Pressioni forti ai magistrati contabili per far approvare la delibera Cipess del ponte sullo Stretto. Pressioni prima e dopo la bocciatura del progetto da parte della Corte dei conti.

Per questo la procura di Roma ha iscritto tre persone nel registro degli indagati. Accuse pesanti, a vario titolo, dalla corruzione alla rivelazione del segreto d’ufficio. Il presunto corrotto è eccellente: Tommaso Miele, ex numero due della Corte dei conti, neo pensionato. Una delle figure più rilevanti della magistratura contabile italiana. Per decenni ha scritto condanne su danni al pubblico erario.

Ad avvicinarlo, secondo gli inquirenti romani, l’avvocato Giacomo Saccomanno, ex commissario della Lega in Calabria, nel cda della Stretto di Messina dal 2023 al 2026, e l’imprenditore Vincenzo Virgiglio. Obiettivo: condizionare l’esame della delibera Cipess in favore della società Stretto di Messina Spa. In cambio promettevano appoggi per futuri incarichi in enti pubblici dopo il pensionamento. Miele si sarebbe messo a disposizione, fornendo informazioni riservate sull’istruttoria. In cambio era interessato alla presidenza dell’Antitrust.

In una intercettazione del 31 ottobre 2025, Virgiglio riferisce a Saccomanno le confidenze ricevute da Miele sullo svolgimento della camera di consiglio della Corte dei conti sulla delibera: “Mi diceva ieri hanno avuto una spaccatura interna pazzesca… e lui se n’è andato per non votare…”.

Miele rigetta ogni accusa. Così come Saccomanno: mai fatto pressioni, solo commenti tra addetti ai lavori. La società Stretto di Messina si dice totalmente estranea ai fatti e pronta a collaborare con gli inquirenti.

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