Sbarca in Usa un supermagnete italiano ad alta tecnologia. Lucio Rossi, project leader dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) presieduto da Antonio Zoccoli, ha presentato a Pittsburgh, ad Asc 2026 (Applied superconductivity conference, il più importante evento mondiale dedicato alle applicazioni superconduttive) i risultati di superamento dei test della macchina in questione. Si tratta, dunque, di un magnete superconduttivo ad alta temperatura (hts – high temperature superconductors) interamente made in Italy e finanziato nell’ambito di una commessa Pnrr.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Questo particolare tipo di manufatto ha la caratteristica di funzionare con un minor dispendio di energia rispetto ai magneti superconduttivi tradizionali. Il che potrà consentire alle centrali a fusione del futuro (il nucleare pulito) di essere meno energivore. Lo stesso principio vale per il medicale e per la ricerca, comparti che già operano con questi macchinari, ma anche per eventuali utilizzi nel campo dell’industria.

Temperature meno estreme

I magneti superconduttivi ad alta temperatura, a differenza di quelli superconduttivi ma “tradizionali”, funzionano a temperature meno estreme: dai 20 ai 30 gradi Kelvin; insomma, si parla sempre di regimi molto freddi ma decisamente inferiori rispetto a quelli necessari ai superconduttori tradizionali (da 2 ai 4 gradi Kelvin) e che ne hanno frenato l’applicazione fuori dai laboratori. Proprio questa caratteristica consente agli hts di avere un sistema di raffreddamento più semplice e permette, come si è accennato, notevoli risparmi di energia, abbassando, di diverse scale di grandezza, i costi di gestione e operativi.

Peraltro, la sfida di saper realizzare magneti con materiali hts, la cui lavorazione è molto complicata e richiede processi produttivi che necessitano di accortezze e cautele ben maggiori rispetto a quelle che si applicano ai superconduttori tradizionali, va avanti da anni e vede, in prima linea, Stati Uniti e Asia, con Giappone e Cina che raccolgono ingenti risorse per finanziare la ricerca. L’Europa, che un tempo deteneva una posizione di leadership nel settore, oggi è restata indietro.

Collaborazione tra Infn e Asg, sotto l’egida del Pnrr

Per questo, è particolarmente significativa la presentazione all’Asc del magnete italiano, che è realizzato in rebco (ossido di rame, bario e terre rare) e sviluppa oltre 5 tesla e 1 megajoule. La macchina è frutto della collaborazione, sotto l’egida del Pnrr, tra il gruppo Lasa dell’Infn di Milano e Asg Superconductors, azienda ligure, della famiglia Malacalza, specializzata in superconduttività. È stata realizzata negli storici stabilimenti genovesi dell’impresa, nello stesso sito dove, negli ultimi 20 anni, sono nati i magneti per il Cern di Ginevra e per la fusione nucleare di Iter e Jt60 ma anche quelli per il Fermilab e per diversi progetti internazionali di ricerca europei, fra cui le sperimetazioni del Gsi (Società per la ricerca sugli ioni pesanti), in Germania.

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