Analizzati diversi gruppi di persone
Lo studio su Cell Reports Medicine ha analizzato diversi gruppi di persone: soggetti sani, individui con lieve decadimento cognitivo di tipo amnesico (una zona grigia che spesso precede la demenza conclamata) e pazienti con Alzheimer, sia affetti da forma familiare, che sporadica. Il risultato è stato coerente in tutti i gruppi analizzati: più la malattia progredisce, più i livelli di PPP2R5C si riducono nel sangue.
Non solo. Nei tessuti cerebrali analizzati post-mortem, la riduzione di questa proteina precede l’iperfosforilazione della Tau. In altre parole: PPP2R5C sembra ridursi prima che la Tau diventi francamente patologica. Un dettaglio tutt’altro che secondario, perché significa avere la possibilità di intercettare un evento molto precoce della cascata biologica, cioè di cogliere lo sviluppo della malattia di Alzheimer in fase ‘embrionale’.
Questa proteina, che assume così la dignità di ‘biomarcatore’ di diagnosi precoce, permette di distinguere le persone con Alzheimer dai soggetti sani e anche di differenziare l’Alzheimer da altre ‘taupatie’ (come la paralisi sopranucleare progressiva), e in parte dalla demenza fronto-temporale. Inoltre, i livelli di PPP2R5C nel plasma correlano con le prestazioni cognitive di un soggetto: più sono bassi, peggiore è il punteggio ai test di memoria.
Un altro elemento interessante è che la riduzione di PPP2R5C non sembra essere un banale epifenomeno dell’invecchiamento fisiologico. Negli anziani sani e con buone performance cognitive, i livelli di PPP2R5C restano stabili. E questo rafforza l’ipotesi che la sua riduzione sia legata in modo specifico alla patologia di Alzheimer.
Ma la ricerca non si è limitata a misurarne i livelli nel sangue. In modelli animali di malattia, i ricercatori sono andati ad aumentare artificialmente la PPP2R5C nel cervello e questo ha prodotto effetti sorprendenti: si sono ridotti l’accumulo di Tau e infiammazione, è migliorata la densità delle sinapsi (i punti di collegamento tra neuroni) e sono migliorate le performance cognitive ai test di memoria. Al contrario, ridurre i livelli di questa proteina, accelera la degenerazione. La PPP2R5C agirebbe insomma su due fronti: da un lato riattiva l’enzima che ‘ripulisce’ la Tau (la defosforila); dall’altro stimola l’autofagia, il sistema di ‘smaltimento rifiuti’ cellulare che elimina le proteine danneggiate.

