Matthew Prince, ceo e co-fondatore di Cloudflare, non usa mezze misure. In questa intervista con Il Sole 24 Ore parla di ritorsioni, di leggi «illegali», di un’Autorità che «non capisce come funziona Internet» e di un’Italia che rischia di pagare un prezzo altissimo.

Il casus belli è rappresentato dalla multa di 14,2 milioni di euro comminata dall’Agcom a quello che è uno dei più grossi fornitori al mondo di Cdn (le reti di distribuzione dei contenuti via internet). L’accusa: non essere intervenuti per bloccare gli indirizzi Ip usati dai pirati online. In particolare Agcom parla di «inottemperanza» all’ordine impartito con la delibera 49/25/CONS.

Secondo l’Autorità, Cloudflare non avrebbe dato seguito all’ordine collegato alla Legge antipirateria 93/2023, che impone di rendere inaccessibili una serie di contenuti segnalati dai titolari dei diritti attraverso Piracy Shield. Anche in Giappone la piattaforma di servizi digitali è stata condannata per aver consentito a siti pirata di offrire illegalmente accesso a contenuti editoriali protetti da diritto d’autore. Quanto all’Italia, sul sistema antipirateria, che prevede blocchi in 30 minuti senza giudice, Prince è netto: «È come togliere la luce a un’intera città perché uno non ha pagato la bolletta». Da qui l’avvertimento, già ventilato a caldo e confermato in questa intervista: se la multa regge, Cloudflare potrebbe fare le valigie. Con effetti collaterali che vanno ben oltre la pirateria.

Prince, partiamo dall’accusa più grave: dite che l’approccio di Agcom è sproporzionato. Perché?

Perché colpisce tutti per punirne uno. Bloccare intere porzioni di Internet per fermare un singolo illecito è come spegnere l’elettricità a una città. Il risultato è che vengono danneggiate piccole imprese, Ong, organizzazioni umanitarie, persino realtà che aiutano l’Ucraina. Non stiamo difendendo Cloudflare: stiamo difendendo l’Internet italiano.

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