Il clima economico resta negativo
Clima economico che resta quindi cupo, come testimoniato anche dalle ultime stime, realizzate all’indomani dell’attacco di Usa e Israele all’Iran.
Nelle previsioni appena diffuse da Cerved, l’ipotesi di una crisi prolungata, con un prezzo del greggio stabilmente al di sopra dei livelli dello scorso anno, avrebbe ricadute ad ampio raggio sull’intera economia nazionale, per cui si ipotizza una crescita di appena tre decimali.
Stagnazione dei consumi interni (solo +0,2%) e discesa dell’export (-0,8%) si tradurrebbero poi in un’inversione di rotta dei ricavi aziendali. Visti in progresso prima della crisi, in calo, seppure limitato, sia quest’anno che il prossimo in questo nuovo scenario delineato. In cui si ipotizza un nuovo balzo dell’inflazione, per gli effetti di trascinamento del caro-energia, quasi un punto oltre il valore programmato dal Mef.
Per quanto la situazione sia volatile e soggetta a cambiamenti repentini, si segnalano già aziende con spedizioni verso l’area del Golfo bloccate, ordini che i clienti non ritirano per “cause di forza maggiore” e milioni di euro di incassi potenziali che restano bloccati, con situazioni complesse in particolare tra i produttori di valvole destinate al settore Oil & Gas, imprese che in alcuni casi sviluppano in Medio Oriente anche i due terzi del proprio giro d’affari.
I dati di gennaio sono ad ogni modo precedenti e non scontano questi effetti, così come in quel mese era ancora di là da venire la bocciatura dei dazi di Trump da parte della Corte Suprema Usa.

