Domenica 22 marzo (dalle 7 alle 23) e lunedì 23 (dalle 7 alle 15) urne aperte per votare al referendum confermativo della riforma costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati. Il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia è già entrato nella sua fase più insidiosa: quella dei numeri. E i numeri dicono una cosa netta: l’esito non dipenderà tanto da chi è convinto, quanto da chi si presenterà al seggio. L’affluenza torna a essere la variabile politica decisiva.

Quali partiti sostengono il Sì?

Tutti i partiti del centrodestra (Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati) sono schierati per il sì. Nel campo del sostegno alla riforma si colloca anche Roberto Vannacci, leader del movimento Futuro Nazionale. Inoltre Carlo Calenda, leader di Azione, si è espresso a favore del “Sì”.

Quali partiti sostengono il No?

Per il No si schiera gran parte delle forze di opposizione. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, è tra le principali voci del “No”, anche se qualche esponente del Pd di area riformista si è schierato apertamente per il sì. Contrario anche il Movimento 5 Stelle guidato da Giuseppe Conte. Nel campo del “No” si colloca inoltre Alleanza Verdi e Sinistra, guidata da Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni.

Ci sono nei partiti posizioni “intermedie”?

Sì. Accanto ai due blocchi principali ci sono poi posizioni più sfumate. Riccardo Magi, segretario di Più Europa, ha dichiarato di sostenere il referendum pur riconoscendo alcune incertezze tecniche nella riforma. Diversa invece la scelta di Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva ha definito il provvedimento una “riformicchia”, ma ha deciso di lasciare libertà di voto ai propri elettori, annunciando che renderà pubblica la sua scelta solo alla vigilia della consultazione.

Quanto può incidere l’affluenza sulla vittoria del sì o del no?

Secondo gli analisti politici l’affluenza, anche se il referendum confermativo non richiede un quorum, inciderà direttamente sul risultato. Per la maggior parte degli osservatori, se la partecipazione alle urne non supererà il 40-43% degli elettori, sarà probabile la vittoria del No. Se invece si supererà il 43%, questo segnalerà che il centrodestra è riuscito a mobilitare il suo elettorato e che quindi il Sì potrebbe vincere.

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