È in accelerazione l’espansione delle catene del commercio moderno. Nel corso dell’anno apriranno quasi 6mila punti vendita con la creazione di almeno 35mila posti di lavoro. Queste le previsioni del Centro studi Confimprese realizzate con Global Strategy. Si tratta del dato migliore dal 2019, anno della prima rilevazione, con un +6% sul 2025.

L’indagine è stata fatta sulla base associativa Confimprese e praticamente tutti gli associati, il 97% per la precisione, prevede nuove aperture. Una tendenza più accentuata per l’altro retail (elettronica, palestre, cura della persona, arredo, tlc, libri).

È in crescita al 60%, era il 50% nel 2025, la percentuale delle aziende che dichiara di subire l’impatto della debolezza dei consumi sui piani di sviluppo. Pesa il settore d’appartenenza: le chiusure sono pianificate dall’80% delle aziende retail di abbigliamento e accessori contro solo il 25% nella ristorazione. Il comparto fashion continua a scontare la debolezza dei consumi. «L’incertezza legata alla guerra in Medio Oriente incide sulle scelte di spesa delle famiglie e in questo contesto le imprese del retail operano in un quadro di maggiore prudenza e selettività perché i consumi reagiscono nel breve periodo mentre gli investimenti delle aziende guardano a 3 e 5 anni – spiega Mario Resca, presidente Confimprese –. Inoltre il settore soffre per la carenza strutturale di circa 10mila figure professionali tra addetti alla vendita, commessi, camerieri e personale di sala».

Il comparto più dinamico è quello dell’altro retail: nel corso dell’anno sono attese quasi 2.900 aperture e il settore è particolarmente rapido nello sviluppo grazie alle reti in franchising. Saranno poco più di 1.700 le aperture nella ristorazione commerciale che punta in modo particolare al travel, centri urbani, quelli commerciali e retail park. Nell’abbigliamento e accessori attese circa 1.300 inaugurazioni, con un ritmo inferiore rispetto lo scorso anno. I tre quarti delle catene preferiscono puntare sui centri commerciali, seguono le vie dello shopping e, più in generale, le aree urbane e i retail park.

Le chiusure previste sono limitate perché le aziende preferiscono fare interventi di refitting per ammodernare e rinnovare il punto vendita. L’obiettivo è creare store dove oltre a spazi esperienziali vengono offerti servizi ai clienti e l’integrazione tra i diversi canali di vendita all’insegna dell’omnicanalità. Modelli innovativi adottati soprattutto nella ristorazione dove si sviluppano nuovi concept di consumo tra food, intrattenimento e convivialità.

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