Nei sistemi del Viminale, finora, la Polizia Postale non avrebbe trovato alcuna falla. I primi riscontri non confermerebbero la sottrazione di 147 gigabyte di materiale delle forze dell’ordine – compresi documenti interni e conversazioni fra agenti – rivendicata dal collettivo hacker “I am not a villain”. Le verifiche partono dal raggiro a Revolut: il gruppo si era fatto consegnare i dati riservati di 680 clienti attraverso una richiesta che appariva provenire dalla Pec del ministero dell’Interno-prefettura di Reggio Calabria. L’inganno alla banca è riuscito. Il furto negli archivi del Ministero, invece, resta da dimostrare.

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Hackeraggio a Revolut, attivata la Dna

L’inchiesta della Procura di Reggio Calabria alza il livello delle verifiche. Gli investigatori del servizio di Polizia Postale, diretto da Ivano Gabrielli, stanno monitorando i sistemi: allo stato, nessun dato risulterebbe sottratto alla rete del Viminale. Un primo esito, non una conclusione definitiva. Per quella occorrerà completare gli accertamenti.

Le verifiche partono dai dati che Revolut – società finanziaria inglese che opera in Europa attraverso una banca lituana – ha consegnato agli hacker credendo di rispondere al ministero dell’Interno. Il collettivo ha ottenuto documenti e informazioni riservate su clienti residenti soprattutto in Francia e Svizzera, ma anche in altri 31 Paesi.

Da quella consegna, l’indagine deve risalire alla richiesta. Gli hacker hanno violato una casella Pec del ministero oppure ne hanno soltanto contraffatto l’indirizzo? È il primo nodo da sciogliere: stabilire se i cybercriminali avessero il controllo di una casella istituzionale o ne avessero simulato la provenienza. La riuscita del raggiro alla banca non dimostra che siano stati sottratti anche i 147 gigabyte di materiale delle forze dell’ordine. È su questa distinta rivendicazione che, finora, mancherebbero riscontri.

Anche l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale segue il caso nei limiti dei suoi margini di intervento. Revolut non rientra tra i soggetti sottoposti agli obblighi della normativa Nis 2 e non sarebbe quindi tenuta alle relative notifiche nei confronti dell’Acn. Un regime particolare riguarda anche il Viminale: le infrastrutture del ministero non sono sottoposte al monitoraggio diretto dell’Agenzia. La loro sicurezza è assicurata attraverso il Cert Interno.

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