Nei prossimi anni quei 10 milioni tra lavoratori e aspiranti tali che sono alle prese in maniera più o meno strutturale con la ricerca e selezione di un lavoro dovranno fare i conti con gli agenti di intelligenza artificiale che si occuperanno di recruiting. Saranno loro a setacciare i curriculum e a creare la rosa di candidati che poi verrà coinvolta nei colloqui svolti direttamente dai capi del personale. E’ un po quello che fa Claire, il primo agente Ai creato dalla tech company milanese nCore HR, fondata nel 2019 da Enrico Ariotti e Aldo Toja, che si occupa di soluzioni digitali per la gestione del personale.
Il percorso dell’agente Ai
L’agente Ai è stato pensato in maniera verticale proprio per compiere tutto il processo di selezione fino al colloquio con il manager delle risorse umane. Claire “parla” innanzitutto con il datore di lavoro e raccoglie tutte le informazioni necessarie per elaborare l’annuncio più efficace, offrendo anche suggerimenti su come perfezionarlo. Successivamente Claire pubblica l’annuncio sulle principali piattaforme di lavoro e, in parallelo, avvia una ricerca proattiva, analizzando milioni di dati relativi ai potenziali candidati. Quindi l’agente Claire non si limita ad analizzare i curriculum che sono stati ricevuti, ma contatta direttamente i profili allineati con la ricerca, fornisce loro tutte le informazioni sulla posizione e gli aggiornamenti costanti sul processo di selezione tramite e-mail e messaggi. Offre feedback e somministra test e analisi per valutare le soft skill e le motivazioni, aggiornando in tempo reale il team delle risorse umane dell’azienda che può affinare così la ricerca. Una volta creata la rosa di candidature, Claire organizza i colloqui video: a quel punto ha esaurito il suo compito e può lasciare che sia direttamente il manager hr dell’azienda a incontrare i candidati .
Gli over 45 i più attivi nelle ricerche
Come spiega una ricerca commissionata da nCore HR all’Istituto research dogma, intitolata Cambiare lavoro in Italia: esperienze e attese, il mercato di chi cerca lavoro – sia che si tratti del primo impiego che di una nuova opportunità – interessa circa 10 milioni di persone, il 40% della popolazione attiva composta da 25 milioni di individui secondo i dati Istat. Secondo la ricerca condotta su un campione di 800 lavoratori italiani dipendenti o non occupati di età tra i 18 e i 65 anni che hanno cercato o cambiato lavoro negli ultimi tre anni o lo faranno nei prossimi 3, a cercare maggiormente sono soprattutto gli over 45: non sono quindi i giovani i più attivi nella ricerca, ma gli adulti tra i 45 e i 65 anni, che rappresentano il 54% del totale. Questa tendenza conferma la fotografia Istat di un Paese con una forza lavoro sempre più matura, dove 6 persone su 10 sono over 40. La motivazione per cui si cerca un nuovo lavoro è economica, ma non solo: il 43% cerca lavoro per ottenere uno stipendio migliore o più sicuro, il 32% per trovare un impiego più motivante o vicino ai propri interessi e il 25% per opportunità di crescita professionale. L’esito delle ricerche racconta un mercato del lavoro molto vivace, visto si concludono spesso con successo tant’è che il 43% di chi ha cercato lavoro negli ultimi tre anni dichiara di essere stato assunto. Nonostante questo, un terzo del campione ritiene probabile cambiare ancora lavoro nei prossimi tre anni, segnale di un mercato ad alta mobilità.
I canali utilizzati nelle ricerche
Tra i canali di contatto, il rapporto personale resta il più diffuso (46%), seguito dal telefono (35%). Accanto a questi, circa il 40% dei candidati ha dichiarato di aver usato modalità digitali, come video colloqui, social, WhatsApp o piattaforme aziendali. Una minoranza, 2 su 10, sono coloro che si dicono soddisfatti, a prevalere è la risposta abbastanza soddisfatti. L’area più migliorabile riguarda il colloquio: solo il 16% infatti è molto soddisfatto della relazione con il recruiter, e appena il 17% si è sentito pienamente a proprio agio durante l’incontro. Il 34% dei partecipanti ha svolto test o prove pratiche. Emerge una forte apertura verso l’intelligenza artificiale nel recruiting: quasi il 50% dei rispondenti si dichiara curioso o favorevole al suo utilizzo, confidando in processi più rapidi, neutrali e trasparenti. Un quarto dice però che un colloquio con un agente Ai lo metterebbe a disagio. Insomma sembra che l’ideale sia un mix tra Ai per ridurre i tempi delle fasi più “tecniche” della ricerca e selezione e recruiter umani per svolgere i colloqui e chiudere il percorso di selezione.

