Le tecnologie ci sono. I capitali anche. Persino la domanda di energia pulita continua a crescere. Eppure le rinnovabili italiane stanno rallentando. Il motivo, dicono le aziende del settore, non va cercato nei mercati o nei costi della tecnologia. Il problema sono le regole.

Tre imprese su quattro indicano nell’incertezza normativa il principale ostacolo allo sviluppo delle energie rinnovabili. Un dato che emerge con forza dalla survey realizzata da Anie Rinnovabili – diffusa in occasione dell’evento milanese “Transizione e Sicurezza Energetica” – che fotografa un settore entrato in una fase meno lineare dopo anni di corsa. A mancare però non sono gli strumenti per produrre energia verde. Mancano piuttosto procedure rapide, autorizzazioni prevedibili e una cornice regolatoria che consenta di programmare investimenti con orizzonti di lungo periodo.

Il risultato è che il settore si trova oggi a fare i conti con una frenata inattesa. Dopo quattro anni consecutivi di crescita, il 2025 si è chiuso con un calo dell’8,2% delle nuove installazioni, scese a 6,2 gigawatt. E i primi mesi del 2026 non hanno invertito la rotta: il primo trimestre registra una contrazione del 10%, che sale all’11% nel fotovoltaico, la tecnologia che più di ogni altra aveva trainato la transizione energetica italiana.

A pesare sono soprattutto i tempi amministrativi. Il 67% delle aziende dichiara di subire un impatto molto grave o rilevante a causa delle procedure autorizzative. Oltre la metà segnala inoltre le conseguenze della mancata definizione di provvedimenti attuativi legati agli incentivi fiscali e agli strumenti di sostegno. A questo si aggiunge il capitolo infrastrutture: per il 44% delle imprese le tempistiche di connessione alla rete rappresentano una delle principali criticità.

Il messaggio che arriva dal settore è chiaro. Più che nuovi aiuti economici servono regole stabili. Lo conferma un dato che colpisce: soltanto il 19% delle aziende considera prioritario introdurre nuovi incentivi. La richiesta principale è un’altra. Il 71% indica nella stabilità normativa l’intervento più efficace per sostenere la crescita nei prossimi anni, davanti al rispetto delle tempistiche autorizzative e al rafforzamento delle reti elettriche.

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