Tra gli 8 e i 10 miliardi di euro: sono gli investimenti potenziali in Italia nel 2026 in rinnovabili e sistemi di accumulo. Il numero emerge da un sondaggio tra i partecipanti alla seconda edizione dell’Italian EnergyTech Conference 2026, organizzata da Verdian, produttore indipendente di energia rinnovabile – con quartier generale ad Amsterdam e sede operativa a Barcellona, del fondo Nuveen Infrastructure -, e dalla società di consulenza Green Horse Advisory. Il 22 gennaio a Milano ha riunito circa 200 partecipanti, metà dei quali si aspetta questa cifra – in particolare il 23,9% prevede investimenti compresi tra gli 8 e i 9 miliardi di euro, mentre il 24,8% oltre i 10 – mentre il 23,9% stima che l’ammontare si attesterà tra i 7 e gli 8 miliardi di euro.

Sono comunque numeri in crescita rispetto alla stima uscita dalla conferenza dell’anno scorso, che indicava per il 2025 7 miliardi di investimenti attesi. Come ha comunicato Terna (si veda anche il Sole 24 Ore di ieri), è un anno in cui sono stati installati 7,2 GW di nuova capacità rinnovabile – seppur in leggero rallentamento rispetto ai 7,5 GW del 2024, è un grande balzo a confronto dell’1 GW del 2021 – e 1,7 MW di accumuli.

«Lo sviluppo che abbiamo visto nel 2025 ci dà ottimismo, ci aspettiamo un 2026 ancora migliore, in linea con i target italiani di 131 GW di capacità rinnovabile al 2030», commenta Alfonso Ortal Sevilla, ceo di Verdian. «Strumenti come Fer X, Macse, Ppa, Energy Release – continua – spingono i progetti e permettono di mettere a terra gli investimenti. L’Italia si conferma il mercato più attrattivo d’Europa oggi per le rinnovabili, sul lungo termine: per i suoi fondamentali, a partire da un mix energetico che vede ancora il gas determinare il prezzo dell’elettricità, più alto degli altri Paesi, e che lascia spazio alla crescita delle rinnovabili; e con la prospettiva di una riforma del processo delle connessioni che può contribuire a risolvere la saturazione della rete. Vediamo anche un grande accelerazione sulle batterie, mercato per il quale l’Italia supera Germania e Uk in termini di attrattività. E un spostamento verso l’energy management: i nuovi produttori si stanno orientando verso una gestione del portafoglio multi-tecnologica basata sui dati. Stiamo entrando in un nuovo paradigma, passando dalla pura generazione di energia e dallo sviluppo delle infrastrutture a una gestione energetica intelligente».

«I motivi per cui l’Italia è il target principale degli investitori in Europa e non solo è una combinazione di fattori, in un momento in cui gli Usa, sulle rinnovabili, si stanno tirando indietro», aggiunge Carlo Montella, managing partner di Green Horse Advisory, che continua: «In Francia la stabilità di governo, che invece caratterizza oggi il nostro Paese, è un problema. I Paesi nordici generano poco ritorno sull’investimento. La Grecia è un mercato troppo piccolo. La Spagna è cresciuta troppo senza la necessaria stabilità di rete e di accumuli. Tutto questo, aggiunto ai già citati strumenti di incentivo e allo spazio per la crescita delle rinnovabili dato dal peso ancora predominante del gas sul mix energetico, rende il nostro Paese un’opportunità reale per gli investitori».

Montella vede nel 2026 e 2027 ancora una forte accelerazione di nuova capacità installata, con una maggiore volatilità del prezzo dell’elettricità: «Non sarà più possibile rimanere passivi, come ha fatto la Spagna che ora fa i conti con il curtailment (i distacchi degli impianti, ndr), prezzi negativi, fino anche al blackout dello scorso anno. Una soluzione sono i sistemi di stoccaggio, il cui sviluppo spingono correttamente Terna e il regolatore, perché permettono al sistema di assorbire l’incremento di capacità produttiva e di rafforzare la rete, rendendo il sistema più flessibile, resiliente e adeguato. La combinazione di energia solare e batterie potrebbe consentire all’Italia di essere protagonista nelle rinnovabili per i prossimi 5-6 anni. Se la domanda elettrica crescerà, spinta da elettrificazione dei consumi, mobilità e data center».

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