La formazione professionale come strategia per la ricollocazione dei lavoratori in caso di licenziamenti per giustificato motivo, riorganizzazione aziendale e delocalizzazione. La puntata di Parlamento24 è dedicata alla proposta di legge presentata dall’onorevole Walter Rizzetto di Fratelli d’Italia, presidente della Commissione Lavoro di Montecitorio e primo firmatario del progetto di legge. Una proposta di legge che inizia il suo cammino in commissione Lavoro a Montecitorio che vuole tenere conto del cambio di passo delle dinamiche occupazionali legate alle trasformazioni del mondo del lavoro, all’adozione delle tecnologie digitali, alla riorganizzazione dei progetti produttivi e aziendali.
Serve una formazione continua e certificata
«I servizi di supporto alla ricollocazione aziendale – spiega Rizzetto – sono di fondamentale importanza rispetto al fatto che viviamo un momento di profonda trasformazione, di profonda transizione. Immaginiamo quanto sta accadendo rispetto alla digitalizzazione, o ad esempio, rispetto all’avvento di sistemi di intelligenza artificiale all’interno delle aziende e dell’uso dell’intelligenza artificiale, quindi delle nuove tecnologie. Sono percorsi complessi in termini di transizione, serve una formazione continua, una formazione certificata, una formazione a tratti anche obbligatoria. I servizi di outplacement o ricollocamento sotto questo punto di vista possono dare un grande aiuto, soprattutto in fasi di transizione aziendale, ad esempio rispetto a licenziamenti, rispetto alla riallocazione dei lavoratori che prima di poter cambiare lavoro debbono essere sufficientemente formati».
Obiettivo accorciare i tempi di una eventuale disoccupazione
n Italia spesso manca la coerenza fra le competenze del lavoratore e la posizione di lavoro. «Una tra le risposte sono i servizi di outplacement fatti anche coinvolgendo il ministero del Lavoro, i centri pubblici per l’impiego, le agenzie per il lavoro. La mia proposta di legge si basa esattamente su questo: dare una mano alle aziende per una formazione dei lavoratori che, ad esempio, fra qualche tempo potrebbero trovarsi senza lavoro o nelle condizioni di dover cambiare un posto di lavoro. Ora per accorciare i tempi di un’eventuale disoccupazione, le aziende vanno aiutate. E in questa proposta ci sono ampie coperture economiche proprio per aiutare le aziende a fare formazione affinché i lavoratori usciti da un ambito vadano riallocarsi quasi immediatamente in un altro ambito».
Finanziamento tramite il fondo europeo Feg
Il finanziamento proposto dal presidente Rizzetto si basa sul Fondo Feg, il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione per i lavoratori in esubero. «La proposta prevede un finanziamento importante attraverso l’utilizzo del fondo Feg», spiega Rizzetto. Con il Feg, prosegue il presidente della commissione Lavoro di Montecitorio, «si andrebbe a coprire – poiché questa è una proposta che si rivolge ad aziende dai 30 dipendenti in su – l’80% dell’impatto economico della formazione stessa. Il restante 20% sarebbe a carico dei fondi interprofessionali». Una volta approvata questa proposta «quasi il 100% sarebbe in capo al Feg, un fondo europeo che non è stato utilizzato molto spesso».
Si ridurrebbero i tempi della disoccupazione
«Serve dare una mano alle imprese affinché applichino una formazione continua in seno alla loro popolazione aziendale. Questo può avere un duplice significato: aumentare la produttività delle aziende, dei propri asset, perché la formazione fondamentalmente aumenta la produttività. E se ci saranno aziende coinvolte in licenziamenti, in fasi di ristrutturazioni aziendali che ultimamentesono molto rapide, ci sarà la possibilità di dare un contributo sostanzioso a queste aziende, per poter, attraverso la formazione, riallocare la propria popolazione aziendale in altri distretti, in altre aziende, riducendo i tempi della disoccupazione».

