Un Piano investimenti che prevede per l’anno in corso 60 milioni di euro per sostenere gli interventi infrastrutturali per il rilancio competitivo del territorio. Di cui lo stanziamento più importante, di 50 milioni, è destinato a dotare Roma e l’area metropolitana di un supercomputer in collaborazione con le principali istituzioni del territorio e con il mondo universitario e della ricerca, da collocare al Tecnopolo Tiburtino. Ad annunciarlo ieri Lorenzo Tagliavanti, presidente della Camera di Commercio di Roma, dettagliando il progetto che già aveva annunciato al Sole24Ore il 27 dicembre scorso.

Tagliavanti ieri ha fatto il punto con i giornalisti sulle prospettive dell’economia romana e sulle iniziative che prenderà la l’ente camerale da lui presieduto per lo sviluppo del territorio. Il Pil, nell’anno appena concluso, si stima (dati del Cer elaborate per la Camera di Commercio di Roma) sia cresciuto dello 0,9%, contro un +0.6% della media nazionale. Secondo l’indagine congiunturale presentata ieri dalla Camera di Commercio per il 2026, il 28% delle imprese prevede un fatturato in aumento, il 43% si aspetta un fatturato stabile nel corso dell’anno, il 29%, invece, teme una diminuzione. Per l’occupazione, il 12% si aspetta una crescita del numero dei dipendenti a fronte di un 15% che immagina un calo. Nonostante nel 2025 il tasso di inflazione sia stato il più basso degli ultimi 5 anni a Roma, la preoccupazione più grande delle imprese per il 2026, è l’aumento dei costi (69%). La scarsità della domanda è indicata dalle imprese come secondo fattore di incertezza (40%). In entrambi i casi la percentuale è in crescita: l’aumento dei costi era indicato nel 65% dei casi nel 2025, l’insufficienza della domanda nel 36%.

Resta ancora alta la percentuale di imprese che fatica a trovare manodopera specializzata (22%), stabile, ma su livelli più bassi rispetto ad anni fa, la preoccupazione relativa all’accesso al credito (17%).

Praticamente un’impresa su due (49%) delle imprese prevede di effettuare investimenti in innovazione nel 2026, percentuale leggermente in aumento rispetto al 48% dello scorso anno. Il 29% ha programmato investimenti sul fronte della sostenibilità ambientale, convinti di aumentare la propria competitività sui mercati, “solo” l’8% effettuerà questo tipo di investimenti perché obbligata dalle normative vigenti.

Da segnalare che, per quest’anno il 51% pensa che ci sarà un impatto negativo sull’economia del territorio a causa della fine degli investimenti legati al Pnrr.Infine, l’88% è preoccupata dalla situazione geopolitica internazionale.

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