L’esplosione del casolare nel parco degli Acquedotti, con la morte di due anarchici legati al gruppo Cospito al suo interno, è diventato un caso (anche) politico. E, dato che tra le piste degli investigatori c’è anche l’attentato, è stato convocato per sabato, al Viminale, il Comitato di analisi strategica antiterrorismo, nel quale probabilmente si parlerà anche dei rischi legati ai movimenti anarchici, definiti nella relazione annuale dell’intelligence la minaccia più concreta per il nostro paese.

L’esplosione

Partiamo dall’esplosione. Per gli investigatori, spiega l’Ansa, sono stati gli anarchici a causare la deflagrazione probabilmente mentre assemblavano un ordigno artigianale. L’allarme è scattato venerdì mattina quando un guardiano ha contattato il 112 dopo aver visto un cadavere sotto le macerie.

Il cedimento, però, potrebbe essere avvenuto diverse ore prima. Nella serata di giovedì, infatti, era stato sentito un boato in zona. I vigili del fuoco hanno avviato ricerche e trovato poco dopo il secondo corpo. Sul posto è arrivata la polizia con la scientifica per i rilievi. Gli investigatori si sono messi al lavoro per chiarire la dinamica e dare un nome alle vittime.

Le vittime

Le due vittime sono Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, nomi noti del ’gruppo Cospito’. Per chi indaga si trovavano nel casolare per confezionare un ordigno e stavano pianificando un’azione da mettere in atto probabilmente nelle prossime settimane. Mercogliano, in particolare, aveva un braccio mutilato, avvalorando l’ipotesi che stesse maneggiando una bomba.

Alessandro Marcogliano, di 53 anni, era stato processato per azioni a sfondo terroristico a Torino. Fu uno dei cinque condannati nel 2019 del maxi processo per terrorismo ad anarchici accusati di avere dato vita alle Fai-Fri, i gruppi che dal 2003 al 2016 si sarebbero resi autori di una quantità di ’azioni dirette’ – dagli ordigni ai plichi esplosivi – contro politici, giornalisti, forze dell’ordine. I giudici della Corte d’Assise ad aprile di quell’anno lo condannò a 5 anni mentre ad Alfredo Cospito ne furono inflitti 20.

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