i consigli dell’esperto per cura e prevenzione

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Quante volte i genitori si sono recati d’urgenza al pronto soccorso o dal proprio medico dopo una caduta accidentale del bambino dal divano, o dalle scale mentre gattonava o tentava di alzarsi in piedi? O ancora mentre inseguiva il giocattolo preferito ed è caduto dai gradini del parchetto? Ci sono ogni anno in Italia oltre 600mila accessi al pronto soccorso pediatrico proprio per questi motivi, è dunque molto importante fare informazione e consentire alle famiglie di attivare comportamenti preventivi utili ad evitare al massimo i traumi accidentali.

Sono soprattutto i maschietti a incorrere in simili incidenti a causa della predisposizione a esporsi a comportamenti ludici più rischiosi, ma è da specificare che non c’è differenza invece negli incidenti che possono avvenire intorno ai 4 mesi quando, grazie all’acquisizione della capacità di rotolare e ad un maggior controllo motorio, accadono incidenti come la caduta dai piani rialzati, come per esempio dal fasciatoio.

Per questo Crescere Insieme, leader nei servizi per l’infanzia 0-6 anni ha lanciato un progetto di formazione per tutti i suoi asili dedicato alle famiglie con l’obiettivo di affrontare il tema dei traumi accidentali nei bambini. Il progetto di formazione, tenuto dal Professor Giampiero Tamburrini, responsabile del reparto di Neurochirurgia Infantile della Fondazione Policlinico Agostino Gemelli IRCCS, e organizzato in collaborazione con la Federazione Gene APS per la prevenzione e l’informazione nelle scuole, si pone l’obiettivo di sensibilizzare famiglie ed educatori per attivare comportamenti preventivi utili ad evitare al massimo i traumi accidentali.

Noi abbiamo chiesto al Professor Tamburrini di spiegarci come dobbiamo comportarci di fronte a questi incidenti e come possiamo prevenirli.

Quali sono i traumi accidentali più frequenti nei bambini?
Durante il primo anno di vita, i bambini incorrono spesso in traumi causati da cadute, che possono accadere mentre sono sul fasciatoio, sul letto o imparando a camminare. I bambini dai due anni in su, invece, subiscono maggiormente traumi stradali, come una caduta in bicicletta, un investimento pedonale o un incidente in macchina mentre sono seduti sul sedile del passeggero.

Come comportarsi quando si verificano questi incidenti?
Ci sono alcune regole importanti che è bene osservare. In primo luogo, è utile ricostruire la dinamica dell’accaduto. In questo modo si può scoprire da quale altezza è avvenuta la caduta e, di conseguenza, la velocità di impatto. Se l’altezza è minore di un metro è altamente improbabile che ci si trovi di fronte a un trauma cranico, così come è difficile che ci si faccia molto male se si va in bicicletta alla velocità di un bambino molto piccolo.
Anche il punto del corpo che ha impattato è importante, in quanto regioni come quella occipitale o frontale sono generalmente più resistenti agli urti di quanto non lo siano quella parietale o temporale. Inoltre, va valutato se il bambino presenta una pronta reazione di pianto e delle ferite visibili.
Ci sono, poi, tre fattori di risposta molto semplici da constatare. Il primo è rappresentato dall’apertura spontanea degli occhi o dalla pronta risposta alla chiamata, in secondo luogo bisogna vedere se il bambino sorride, se segue oggetti e suoni o se è facilmente consolabile nonostante il pianto iniziale. Infine, bisogna assicurarsi che il bambino si muova spontaneamente e che, anche solo con una carezza, risponda in maniera da localizzare lo stimolo. In una condizione in cui queste risposte sono mantenute, si può evitare di portare il bambino in pronto soccorso e si può sottoporlo a un periodo di osservazione in casa.

Quando è il caso di andare al pronto soccorso?
Sicuramente tutte le volte in cui vi sia stata una, anche temporanea, alterazione dello stato di vigilanza del bambino, se si fa eccezione della reazione di spavento immediato, e nei casi in cui, durante l’osservazione domiciliare, la reattività del bambino, ovvero il modo comune di comportarsi quotidianamente, sia cambiata.

Come possono i genitori rendere più sicure le case per i bambini?
Più che le case nella loro interezza, sono gli ambienti più comunemente frequentati dal bambino, come la stanza in cui è solito giocare, a dover essere monitorati. Alcuni modi per limitare i rischi sono: ridurre i mobili e gli oggetti di arredamento che presentano spigoli, utilizzare tappetini nelle aree di gioco, non abbandonare mai i piccoli sul fasciatoio nemmeno per pochi secondi, applicare eventuali cancelletti sulle scale, assicurarsi che sui balconi non vi siano accessi pericolosi o sbarre separate tra loro da spazi che superano i 20 cm. Inoltre, è importante che l’altezza del parapetto del balcone sia di almeno 1 metro o 1 metro e mezzo.

Quali precauzioni occorre prendere quando, invece, ci si trova fuori casa?
Quando si è in auto, piuttosto che sulle prime biciclette, ha molta importanza l’utilizzo di sistemi di protezione, come il casco, le cinture di sicurezza e il seggiolino allacciato correttamente. Per prevenire cadute legate alle prime esperienze fuori casa si suggerisce l’utilizzo del passeggino (con le cinture allacciate). È importante accompagnare il bambino se cammina tenendolo per mano o ad una distanza di sicurezza che consenta di intervenire prontamente.

Può dare ai genitori qualche altro consiglio per prevenire i traumi accidentali che non riguardi solo l’ambiente frequentato dai bambini?
È fondamentale ridurre al minimo i momenti di minore controllo e considerare gli ambienti degli adulti come ad alto rischio (autobus, metropolitane, negozi, uffici). Per strada l’attenzione deve essere massima negli attraversamenti ed è opportuno mantenere la massima distanza da tutti i veicoli in movimento comprese le biciclette, degli adulti e dei bambini.

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