Influenza, ecco tutto quello che c’è da sapere sul virus quest’anno

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Influenza: marciamo spediti verso il picco dei contagi, che dovrebbe essere a Natale, in anticipo rispetto al passato. Fra il 28 novembre e il 4 dicembre (l’ultimo bollettino diramato dall’Istituto superiore di sanità) l’incidenza media italiana è di 16 casi per mille assistiti (era 13,1 nella settimana precedente).

L’Emilia Romagna è, con Piemonte, Lombardia, Veneto, Umbria, Marche e Abruzzo, la regione dove è stata raggiunta la massima intensità di circolazione dei virus: 17,3 malati ogni mille.

I malati aumentano in tutte le fasce di età, ma, come al solito, sono più colpiti i bambini, in particolare quelli sotto i cinque anni di età: 50,2 casi per mille assistiti (41,2 nella settimana precedente). Oltre alla circolazione dei virus influenzali, «a far crescere il numero delle sindromi simil-influenzali, in queste prime settimane di sorveglianza, hanno concorso anche altri virus respiratori», avverte il sito Influnet. Un’epidemia «col botto», che fa impallidire i dati delle scorse stagioni e che risente dell’allentamento delle misure di sicurezza dettate dal Covid, che avevano quasi fatto scomparire dai nostri radar anche le classiche influenze stagionali. L’anno scorso il picco era stato raggiunto fra fine marzo e inizio aprile e si era fermato ad una media di 5 malati ogni mille, mentre nel 2020 il picco era stato di 2 malati ogni mille abitanti. Non si vedeva un’influenza così massiccia dal 2009.

Quali sono i sintomi dell’influenza?

I sintomi dell’influenza sono febbre alta, che può durare anche diversi giorni, tosse, raffreddore, dolori muscolari, oltre a mal di testa, brividi, perdita di appetito. Possono verificarsi anche nausea, vomito, e diarrea, specialmente nei bambini.
La maggior parte delle persone guarisce in una settimana o dieci giorni, ma alcuni soggetti (quelli di 65 anni e oltre, bambini piccoli e adulti e bambini con patologie croniche), sono a maggior rischio di complicanze più gravi o peggioramento della loro condizione. L’influenza di quest’anno viene – impropriamente – definita «australiana» perché quello è il primo continente dove si è manifestata e si è rivelata la peggiore degli ultimi cinque anni.

In quali modi si trasmette l’influenza?

Per via aerea, attraverso le goccioline di saliva e le secrezioni respiratorie. Questo può avvenire in modo diretto (tramite tosse, starnuti e colloqui a distanza molto ravvicinata) o indiretto (dispersione delle goccioline e secrezioni su oggetti e superfici).
Chi viene colpito dal virus è contagioso già durante il periodo di incubazione, prima che si manifestino i sintomi. Una persona adulta può trasmettere il virus da tre a sette giorni dopo l’inizio della malattia, mentre i bambini sono contagiosi più a lungo. Per questo gli epidemiologi insistono che è molto importante immunizzare gli anziani, i «nonni» che spesso si prendono cura dei bambini, i più soggetti a contagio (specie quelli che frequentano comunità come nidi e asili).

Complicanze: quali sono e quanto gravi?

Le complicanze dell’«australiana» vanno dalle polmoniti batteriche, alla disidratazione, al peggioramento di malattie pre-esistenti (malattie croniche quali, per esempio, il diabete, malattie immunitarie o cardiovascolari e respiratorie), alle sinusiti e alle otiti, queste ultime soprattutto nei bambini. In generale le complicanze sono più frequenti nella popolazione oltre i 65 anni e con condizioni di rischio. Alcuni studi hanno evidenziato un aumentato rischio di malattia grave nei bambini molto piccoli e nelle donne in stato di gravidanza. Tuttavia, casi gravi di influenza si possono verificare anche in persone sane che non rientrano in alcuna delle categorie appena elencate.

E se ci si ammala anche di Covid?

Può capitare di ammalarsi contemporaneamente di Covid e di «australiana», anche se è più probabile che un solo virus prevalga nell’organismo. Tuttavia, «la compresenza non è rara – avverte Icilio Dodi, direttore della Pediatria generale e d’urgenza dell’ospedale Maggiore – e la combinazione è un fattore ulteriore di stress». Il problema, oltre che per il singolo, è per il sistema sanitario, che si trova ad affrontare ricoveri legati all’influenza in pazienti pure positivi al Covid, e che quindi devono essere isolati. Per questo il consiglio dei medici, specie ai pazienti fragili e agli anziani, è quello – in questo inverno ancora non fuori dalla pandemia da coronavirus – di vaccinarsi contro l’influenza, oltre che contro il Covid.

Si è ancora in tempo per vaccinarsi?

La campagna di vaccinazione antinfluenzale è iniziata a Parma – come in tutta la Regione – il 24 ottobre e proseguirà fino a fine anno. I principali somministratori del vaccino sono i medici di famiglia, ma ci si può rivolgere anche alle farmacie convenzionate (l’elenco sul sito www.vaccino-antinfluenzale.it) e al servizio di Igiene e sanità pubblica dell’Ausl.
Per chi si fosse già ammalato, la vaccinazione avrà l’effetto di richiamare la memoria immunologica e si avrà un aumento della risposta. In ogni caso, la vaccinazione di chi ha già contratto la malattia non comporta un aumento del rischio di effetti collaterali.

Precauzioni per non ammalarsi?
Come per ogni germe o virus, il consiglio è un’attenta igiene: lavare spesso le mani con acqua e sapone, specie dopo aver tossito o starnutito e dopo aver frequentato luoghi e mezzi di trasporto pubblici. Se acqua e sapone non sono disponibili, usare soluzioni detergenti a base alcolica. Coprire naso e bocca con un fazzoletto (meglio se di carta) quando si tossisce e starnutisce e gettarlo subito nella spazzatura o, se è di stoffa, nella biancheria da lavare. Evitare di toccare occhi, naso e bocca con le mani non lavate: i germi (non solo quelli dell’influenza) si diffondono così. In luoghi affollati, opportuno usare la mascherina, una buona abitudine che ci ha insegnato il Covid.

Cosa fare se c’è già il «febbrone»?
Se vi siete ammalati, restate a casa: niente lavoro, scuola o viaggi. Non infetterete altre persone e abbasserete il rischio di complicazioni e infezioni concomitanti (superinfezioni). Rimanete al caldo, in un ambiente confortevole, avendo l’accortezza di bere molta acqua (specie se la febbre è alta), tisane e infusi. Ammesso che abbiate appetito, seguite un’alimentazione leggera ma nutriente. Bene la frutta, soprattutto le arance, i kiwi e i mandarini, e la verdura, in particolare gli ortaggi della famiglia dei cavoli e dei broccoli. Inoltre, possono dare beneficio zuppe calde, a base di legumi e cereali, che hanno una composizione equilibrata dal punto di vista nutrizionale.

Come creare un ambiente «virus free»?

In famiglia, la migliore strategia per arginare l’influenza è quella che il pediatra Icilio Dodi definisce “cocoon strategy”: creare un ambiente con anziani, adulti e ragazzi che vanno a scuola vaccinati, in modo da non infettare i più piccoli, la categoria in questo momento più a rischio di contagio. Evitare di portare i più piccoli in luoghi chiusi e affollati, come grandi negozi, supermercati, autobus. «Meglio un pomeriggio all’aperto, se non fa troppo freddo». In casa arieggiare spesso gli ambienti per impedire ai germi di proliferare. Dormire almeno sette ore a notte (un fisico riposato ha anche un sistema immunitario più forte) e usare un umidificatore con sostanze balsamiche.

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