Per la prossima edizione di Sanremo non sarà la Rai a rispondere nel caso in cui un artista in gara dovesse fare pubblicità esplicita o occulta a un determinato brand attraverso la propria esibizione sul palco dell’Ariston. E in più, in caso di gesti compiuti o parole pronunciate «contrari ai principi del buon costume oppure in contrasto con la linea editoriale della Rai», la responsabilità ricadrà solo e soltanto sul cantante protagonista dell’episodio in questione.

Lo prevede l’ultimo accordo sui contributi alle case discografiche sottoscritto, a dicembre scorso, dai vertici di Viale Mazzini e dalle associazioni di categoria Fimi e Pmi, un «testo quadro» che fa da presupposto alle singole intese tra la Rai e le etichette dei 30 progetti musicali in gara quest’anno. Il tema è attualissimo: lo dicono le ultime edizioni del Festival della canzone italiana, in particolare quella del 2023 (era Amadeus) che costò alla Rai una multa Agcom per i selfie su Instagram di Chiara Ferragni e portò a un’indagine per devastazione, poi archiviata, nei confronti di Blanco che all’Ariston prese a calci le decorazioni floreali. Ma non solo: basti ricordare il caso delle scarpe di John Travolta (2024, ancora Amadeus sulla tolda di comando) e quello della collana di Tony Effe rimossa un attimo prima dell’esibizione (2025, primo anno del ritorno di Carlo Conti).

La questione è anche molto delicata e, a novembre, portò la trattativa sulla parte economica tra Rai e case discografiche a un impasse, dal momento che la Tv di Stato puntava inizialmente a introdurre una specie di clausola di «responsabilità oggettiva» per le etichette. Lo scoglio è stato superato nel testo finale dell’accordo quadro, con le label che sul versante marketing si fanno garanti e manlevano la Rai da qualsiasi forma di pubblicità occulta. Qualora poi dovessero riuscire a dimostrare che l’episodio si è verificato loro malgrado, la responsabilità tornerebbe in capo all’artista. Quanto alle condotte contrarie ai principi del buon costume e alla linea editoriale della Tv di Stato, Rai e case discografiche l’hanno risolta con un richiamo al rispetto del regolamento del Festival, dal quale si evince che la responsabilità resta a carico dell’artista. Nel caso di specifici «messaggi in codice» veicolati sul palco, a rispondere di eventuali rivendicazioni sarà il concorrente. Dettaglio non trascurabile, considerando per esempio lo «Stop al genocidio» pronunciato da Ghali nel 2024.

Anche sul fronte rimborsi la trattativa si è conclusa con reciproca soddisfazione: il contributo di Rai alle case discografiche per ciascun artista sale da 62mila a 75mila euro, a fronte di un costo delle missioni che può variare dai 120mila ai 150mila euro al netto degli investimenti discografici. Al contributo si aggiungono, nel caso di band, 3mila euro per ogni membro aggiuntivo. Inoltre, sono previsti ulteriori 4mila euro per l’ospite della serata cover che salgono a quota 8mila euro se si tratta di un gruppo o di un artista internazionale. Per le Nuove Proposte il contributo è di 25mila euro a progetto, con un’integrazione di 3mila euro per ogni membro aggiuntivo nel caso di gruppi.

«Un buon punto d’arrivo», secondo Mario Limongelli, presidente di Pmi, «ma al tempo stesso un risultato ancora migliorabile, considerando i costi reali che chi porta un cantante a Sanremo deve sostenere». Non a caso le parti hanno concordato di rivedersi anno prossimo per rinegoziare rispetto all’edizione 2027. Per quella di quest’anno manca ancora una convenzione con gli albergatori, capitolo sul quale il Comune sta provando a mediare. «La forbice tra il costo medio di una camera nella settimana del Festival», sottolinea Enzo Mazza, ceo di Fimi, «e quanto quella stessa camera costa per tutto il resto dell’anno continua ad allargarsi. Nel 2023 l’incremento festivaliero era del 350%, nel 2025 siamo arrivati al 450 per cento. Non mancano i discografici che, quando sono andati a contrattare i pernottamenti con gli hotel, si sono sentiti rispondere che i contributi Rai sono aumentati, quindi è giusto che le camere costino di più. Un paradosso. Qualcuno dimentica che il nostro settore è strategico per l’economia della città ligure».

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