Una dote da 150 milioni di euro, da spendere in tre anni, per contrastare lo spopolamento che interessa i piccoli Comuni. O comunque, i centri con meno di 5mila abitanti alle prese, da tempo, con una emorragia di residenti. È quanto ha previsto la Regione Sardegna per invertire una rotta che caratterizza soprattutto i centri dell’interno e quelli dove, da anni, si registra una vera e propria fuga verso le città con più servizi. La somma prevista dalla Regione riguarda gli anni 2026, 2027 e 2028. 51,4 milioni per quest’anno, altrettanti per il 2027 e 50 per il 2028.

Dalla Regione ci sarà il trasferimento ai Comuni che si occuperanno poi dell’assegnazione. Nello specifico saranno erogati dei contributi mensili per ogni figlio nato o adottato o in affido preadottivo per i nuclei familiari che risiedono o trasferiscono la residenza nei Comuni con popolazione inferiore a 5000 abitanti. Le somme saranno saranno pari a 600 euro mensili per il primo figlio, e 400 per il secondo, per una durata di cinque anni. L’assegnazione dell’assegno avverrà indipendentemente dall’Isee di appartenenza e in proporzione ai mesi di residenza per chi la trasferisce nei territori oggetto di agevolazioni.

Una misura “importante”, come sottolinea la presidente della Regione Alessandra Todde che punta sui servizi per contrastare la tendenza. «Arginare il fenomeno dello spopolamento nei piccoli centri dell’isola passa per il rilancio della loro economia, per gli investimenti sui trasporti, sull’istruzione, la connettività e i servizi disponibili – dice -. Ma passa anche dal supporto alla natalità e alle famiglie e dal sostegno alla persona. Il nostro è un provvedimento ambizioso, che intende arrivare ad un più ampio sviluppo territoriale e sociale nelle aree interne della Sardegna colpite dallo spopolamento». Da qui la decisione di intervenire con un percorso di ampio respiro. «Per questo abbiamo stabilito di misurare i risultati nell’arco dei prossimi anni – aggiunge -, partendo dal monitoraggio della popolazione residente e valutando di volta in volta i cambiamenti sotto il profilo della crescita dei servizi, dell’economia e dell’occupazione».Il fenomeno dello spopolamento è particolarmente sentito nei piccoli paesi dell’Isola dove gli abitanti sono costretti a fare i conti con la carenza di servizi che vanno dalle scuole alla sanità. Da qui la decisione di sostenere chi sceglie di lasciare i centri più grandi per spostarsi nei piccoli paesi. Anche perché i numeri non sono proprio favorevoli: nel 2023 la Sardegna ha registrato il tasso di natalità più basso tra le regioni italiane: 4,9 ogni mille abitanti, contro una media di 6,7.

L’assegno per i nuovi nati non è che una delle iniziative portate avanti dalla Regione in questi anni per sostenere le politiche finalizzate a contrastare lo spopolamento. Tra le altre iniziative c’è stato anche il sostegno a fondo perduto a coloro che sono andati a vivere nei comuni con meno di 3mila abitanti o hanno deciso di aprire un’attività. Agli incentivi istituzionali si sommano poi le iniziative portate avanti dalle singole amministrazioni, come quella del Comune di Ollolai che aveva lanciato la sfida delle case a 1 euro proprio per sostenere il trasferimento di nuovi abitanti o per supportare il fenomeno dei cosiddetti nomadi digitali.

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