ci abbiamo giocato! Un sogno per i fan di Harry Potter

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Varcare le soglie della Scuola di Magia e Stregoneria britannica in Hogwarts Legacy ti fa sentire davvero parte di qualcosa di incantato. Spaesato, ti aggiri negli androni, sali lungo scale ignote e percorri corridoi sconosciuti. Un po’ come uno studente novizio, un giovane maghetto o streghetta alle prime armi, sperduto tra mura di pietra e quadri animati. Ma un anno a Hogwarts può essere lungo: presto o tardi quel maniero imponente diventa casa tua, ne attraversi i saloni con la sicurezza di chi sa che quello è il proprio posto. Giochi con le fontane facendo zampillare l’acqua con un semplice colpo di bacchetta. Un Alohomora che hai imparato a lezione per aprire la porta che fino al giorno prima ti era preclusa, un Lumos per farti strada attraverso quel cunicolo che fino ad ora ti spaventava troppo.

Sono le emozioni che speriamo di vivere nel corso della nuova avventura videoludica di Warner Bros. Games, dato che il nostro primo contatto con il gioco di Avalanche Software ci ha fatto sentire esattamente come il piccolo Harry Potter, quando appena undicenne ha fatto il suo ingresso nella pomposa Sala Grande per prendere parte allo Smistamento delle Case. Ebbene sì, abbiamo provato Hogwarts Legacy in anteprima per circa un’ora. Troppo poco per “sapere tutto sull’argomento“, come una certa So-Tutto-Io, ma abbastanza per farci un’idea di cosa ci aspetta dal prossimo 10 febbraio, quando l’action RPG ambientato nel Wizarding World farà il suo debutto su PlayStation 5, Xbox Series X/S e PC. Mettetevi comodi, sperando che la nostra Ricordella non si tinga di rosso mentre vi raccontiamo com’è andata.

Guerre magiche nell’Ottocento

Anzitutto è opportuno fornirvi qualche coordinata sulla porzione di gioco che Warner Bros ci ha concesso di testare. Abbiamo vissuto una parte del prologo e successivamente un paio di sezioni più avanzate della storia, con il nostro alter ego ormai pienamente inserito nel contesto scolastico e alle prese con svariate faccende in giro per il castello (e non solo).

L’hands on ci ha permesso di saggiare un po’ di componente esplorativa, poiché abbiamo potuto aggirarci nei cortili principali di Hogwarts e negli androni al piano terra, con qualche timida incursione ai livelli superiori senza – purtroppo – addentrarci più di tanto nei meandri della Scuola. Anche in questo ci siamo sentiti come un novellino del primo anno: le limitazioni della sessione di prova ci imponevano, ad esempio, di non superare i primi due piani dell’edificio, o di non spostarci troppo oltre i confini della magione. Che ci siano o meno famelici cani a tre teste nelle profondità di Hogwarts che ci sono state precluse durante questo evento, una cosa è sicura: l’obiettivo dell’anteprima era quello di farci assaporare un po’ di campagna principale (ecco quanto dura la campagna di Hogwarts Legacy), un pizzico di free roaming e un bel po’ di combattimenti “cappa e bacchetta”. Per questo motivo, insomma, non troverete considerazioni sui tanti altri elementi che costituiscono l’avventura, come il sistema di crafting, lo svolgimento delle lezioni o le fasi cosiddette “Life sim” tra Dormitori e Stanza delle Necessità. Tutte componenti che avremo modo di sviscerare per bene e a fondo nella recensione completa, tra qualche tempo.

In ogni caso, all’avvio, Hogwarts Legacy ci inviterà a creare il nostro avatar, una novella strega o un aspirante mago di quindici anni che per qualche motivo misterioso è stato ammesso alla Scuola di Magia e Stregoneria soltanto a partire dal quinto anno. L’editor del personaggio è abbastanza basilare ma comunque ricco: è possibile personalizzare il volto del protagonista e modellarne le parti del viso scegliendo tra diversi preset, selezionando in seguito alcuni elementi estetici opzionali come cicatrici, lentiggini e occhiali.

Dopo si entra nel vivo della trama: il nostro eroe sembra in possesso di un talento raro e misterioso che gli permette di percepire un qualche tipo di energia oscura, e viene condotto a Hogwarts per indagare su alcuni curiosi fenomeni che sembrano essere legati alle attività di maghi malvagi e folletti diabolici. Sin dall’inizio, infatti, il gioco accenna alla ribellione dei Goblin che sarà probabilmente uno dei fulcri della campagna. In ogni caso, il viaggio del nostro alter ego verso la scuola si rivela decisamente movimentato.

Siamo poi volati in una sezione più avanzata della campagna, con indosso già l’uniforme di Hogwarts e pronti ad esplorare il castello inglese. Abbiamo dunque saltato la fase dello Smistamento e l’accoglienza nei dormitori, tutte porzioni che avremo modo di vivere per la prima volta – come è giusto che sia – nel prodotto finale.

Le missioni che abbiamo giocato durante la prova, oltre a farci prendere familiarità con alcuni comprimari presenti tra la scolaresca, ci hanno chiamato a investigare sulle attività di un gruppo di bracconieri, rei di aver catturato e soggiogato alcune creature fantastiche per coinvolgerle in losche attività clandestine.

In tal senso, gli eventi della storia assumono spesso una direzione molto lineare: l’incarico che ci ha fatto affrontare i cacciatori si è svolto in un covo segreto ai confini di Hogwarts, in cui abbiamo dovuto infiltrarci per sgominare tutti i criminali nascosti al suo interno. Diversa è invece l’interazione con il mondo di gioco durante gli incarichi principali e opzionali disseminati dentro il castello, poiché spesso si verrà spinti a risolvere enigmi o recuperare oggetti incantati superando le sfide che gli intriganti corridoi di Hogwarts ci metteranno di fronte. Per il momento abbiamo potuto svolgere una sola quest del genere, aiutando una compagna a svelare un mistero. Sfruttando gli incantesimi a disposizione, abbiamo dovuto scovare una serie di strumenti magici per poi riportarli nei rispettivi luoghi d’origine. A giudicare dai menù e dagli elenchi delle missioni, comunque, la sensazione è che Hogwarts Legacy sarà colmo di eventi del genere. E se pure il pericolo di incorrere spesso e volentieri in canoniche “fetch quest” rimane tangibile, riteniamo che tali attività potrebbero comunque soddisfare i palati di giocatori e Potterhead incalliti: per abbracciare appieno la propria anima ruolistica, infatti, il titolo permette di interagire con i comprimari attraverso dialoghi a scelta multipla, così da innescare discussioni da cui ricavare informazioni più o meno preziose sull’incarico di turno o sul mondo di riferimento.

Una meccanica che, inevitabilmente, trasforma anche la più breve e basilare delle missioni secondarie inun piccolo racconto a sé stante, di cui comunque andrà valutato il respiro nell’esperienza finale.

Hogwarts a volo di scopa

Hogwarts, come già detto, è un coacervo di suggestioni, un open world non particolarmente esteso ma denso da un punto di vista estetico e contenutistico. Di pari passo con la narrativa, l’esplorazione è indubbiamente il cuore pulsante di tutta l’esperienza. Gran parte del merito va all’estrema libertà di movimento che il nostro avatar avrà durante la sua permanenza a scuola: durante l’hands on abbiamo potuto cavalcare una scopa volante e sfrecciare tra i torrioni del castello, spingendoci anche un po’ oltre le mura della Scuola per addentrarci tra i campi di Quidditch e la macchia verde che si estende fino all’orizzonte.

La scopa, come sappiamo, non sarà l’unico mezzo di trasporto per attraversare i confini dell’istituto: ci verrà data la possibilità di cavalcare animali fantastici come l’Ippogrifo, ma durante la nostra prova abbiamo potuto utilizzare soltanto il primo strumento. Accedervi, comunque, è piuttosto intuitivo grazie all’innesco di menù contestuali da cui attivare la magia o l’oggetto in questione. C’è da sottolineare che la quantità di strumenti utilizzabili si è rivelata sin da subito imponente: non c’è da stupirsi, insomma, se nelle prime fasi la gestione di menù e ruote delle abilità può apparire caotica, soprattutto in funzione dei tantissimi incantesimi che potremo imparare durante l’anno scolastico.

Una volta presa dimestichezza con tutti gli elementi di personalizzazione del proprio equipaggiamento, però, scagliare varie tipologie di magie diventa intuitivo e divertente. Questo perché, proprio per gestire l’ingente quantitativo di formule, il gioco permette di creare fino a quattro diversi rombi da riempire con le suddette abilità, tutti interscambiabili tra loro con la pressione di un semplice tasto.

Questa dinamica diventa fondamentale sia nelle esplorazioni, sia durante le missioni della storia. Avanzare lungo svariati percorsi richiede sovente l’utilizzo di specifiche formule per superare piccoli enigmi oppure ostacoli altrimenti insormontabili, e padroneggiare il vasto roster di talenti appresi sui banchi di scuola è sostanzialmente cruciale.

Tornando agli spostamenti, abbiamo fugato gran parte dei dubbi su alcune dinamiche di movimento, su tutte quella relativa al volo. Sfrecciare a cavallo di una scopa è un’esperienza divertente e immediata, ma soprattutto per nulla macchinosa: come ci hanno spiegato gli sviluppatori, il team ha studiato a fondo l’aerodinamica per rendere gli spostamenti in volo fluidi e naturali. Il risultato, stando alla nostra prova preliminare, si vede eccome: le azioni di virata, salita in alta quota o discesa sono lasciate alla gestione dei due stick analogici del pad, mentre l’accelerazione e l’azione di smontare a terra sono legate alla pressione di appositi pulsanti. Che sia tra le mura o nelle foreste limitrofe, l’ambiente di gioco offre tanti spunti con cui interagire. Tra oggetti frantumabili, piante da raccogliere, forzieri da aprire e quant’altro, il Wizarding World digitale di Avalanche ci ha messo di fronte a un elevato numero di collezionabili già solo in questa fugace ora di gameplay.

C’è dunque solo da immaginare quanto vasto sia l’assortimento di oggetti con cui personalizzare e potenziare il protagonista, del quale peraltro è possibile arricchire il vestiario e l’equipaggiamento con abiti, mantelli, copricapi e accessori tipici dell’universo di Harry Potter.

Expelliarmus!

Grazie a un paio di specifiche missioni previste dall’hands on abbiamo avuto modo di saggiare per bene il sistema di combattimento, forse la feature più enigmatica e di difficile interpretazione durante il percorso comunicativo del titolo.

In pieno stile “potteriano”, gli scontri in Hogwarts Legacy si basano ovviamente sul duello bacchetta alla mano, declinati attraverso una cornice action che assume le sfumature di uno shooter in terza persona. Il puntamento, comunque, può essere manuale o automatico – tramite apposito Lock on – così da adattare la difficoltà dei duelli alle esigenze e ai gusti dei giocatori. Gli attacchi di base, che possono essere lanciati sfruttando la pressione di un grilletto, possono infliggere danni ridotti ma costanti. Le magie più complesse invece possono fare la differenza e volgere la battaglia a favore del protagonista. In tal senso è opportuno aprire una parentesi dedicata alla lista degli incantesimi e alla gestione di quest’ultima. Tramite un comando è possibile accedere all’elenco completo di tutte le formule imparate nel corso dell’anno scolastico. Ciascuna magia è divisa in categorie associate a colori specifici: quelle utili esclusivamente all’esplorazione e agli enigmi, come Lumos, Revelio o Alohomora, sono colorate di giallo, mentre quelle associate alla forza motrice – come Accio – sono indicate con il viola; gli anatemi volti a infliggere danni o alterazioni di stato, invece, sono dipinti di rosso.

Alcuni di essi diventano persino fondamentali per superare avversari particolarmente ostici: l’azione di disarmo, Expelliarmus, permette ad esempio di infrangere specifiche barriere che proteggono gli avversari, mentre Incendio colpisce e avvolge gli opponenti con fiamme che possono infliggere danni nel tempo. Come detto in precedenza, tutte le skill possono essere accorpate in svariati menù rapidi che, se intervallati e gestiti con acume, possono velocizzare e facilitare le fasi di combattimento.

In più, gli scenari sono disseminati di interazioni contestuali utili a colpire i nemici con attacchi bonus: quando indicato su schermo, ad esempio, è possibile scagliare oggetti contro i propri rivali. In linea generale, il feeling con il combat system ci è parso ottimo. A differenza di quanto traspariva dai trailer, infatti, i duelli si sono rivelati molto più dinamici del previsto: visto l’elevato numero di sgherri che il più delle volte compaiono a orde, muoversi costantemente sul terreno e schivare di continuo diventa cruciale se non volete finire ridotti in poco tempo come una gelatina Tutti i Gusti Più Uno.

Merito anche di un livello di sfida che ci sembra più che soddisfacente: abbiamo affrontato la prova in modalità standard e, pur non avendo incontrato alcun ostacolo insormontabile, le fasi di scontro si sono rivelate abbastanza stimolanti. In ultima battuta, pur sospendendo il giudizio in quanto la build messa a disposizione da WB Games non era la versione definitiva del gioco, l’impatto visivo e scenico della produzione ci hanno lasciato sensazioni promettenti.

Pur senza guizzi particolari, infatti, il colpo d’occhio generale appare gradevole e ricco di dettagli, grazie soprattutto a una profondità di campo che con i paesaggi esterni dà vita a scenari degni delle macchine di attuale generazione. Anche gli interni, infine, non sono da meno, e a tal proposito abbiamo percepito tutta la passione che il team di sviluppo nutre nei confronti del franchise originale: l’intera direzione artistica, dalla ricchezza architettonica di Hogwarts all’estetica di menù, illustrazioni e frammenti di Lore, urla a pieni polmoni un amore smisurato per l’opera creata da J.K. Rowling. Forti, insomma, di sentimenti in gran parte positivi, non ci resta che attendere la nostra lettera di ammissione, in dirittura di arrivo con la Posta via Gufo il prossimo 10 febbraio.

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