Dopo 72 ore si riaccende lo scontro tra Lega e Forza Italia sulla presidenza della Consob. E diventa ancora più duro. Il mancato accordo sul sottosegretario leghista all’Economia, Federico Freni, non va ancora giù al partito di Matteo Salvini. Specie di fronte al muro alzato dagli azzurri, convinti che il problema sia la legge: non consente una nomina politica per quell’incarico e comunque non sono disponibili a decisioni non condivise.
Lega al contrattacco
Il Carroccio, allora, passa al contrattacco e rinfresca la memoria all’alleato: c’è la legge Frattini che non lo vieta e che nel 2010 ha portato alla scelta di Giuseppe Vegas, all’epoca viceministro all’Economia e indicato da FI. Insomma «due pesi e due misure?», chiede perentorio in una nota secca. E altrettanto netto, in serata, replica Antonio Tajani: «Non mi faccio imporre nulla da nessuno». Non c’è pace nella maggioranza di governo. Dopo le schermaglie sulla manovra, i due partiti trovano un altro pomo della discordia. Riguarda i vertici della commissione che regola le società e la Borsa. Martedì scorso fallita l’opzione Freni (plausibile come consigliere – è la versione di FI – ma non ai vertici), si è deciso di rinviare almeno di una settimana la scelta del successore di Paolo Savona. Dal palco dell’hotel Continental di Napoli Antonio Tajani torna sulla querelle Consob che in giornata ha visto un botta e risposta con la Lega. Elencando i risultati ottenuti da Forza Italia in seno al Governo il segretario nazionale di Forza Italia ha sottolineato: “Come Forza Italia abbiamo deciso di non accettare cose non concordate e di impedire la lottizzazione di un organo di controllo come la Consob. Ci vuole coraggio a dire no – ha rimarcato Tajani tra gli applausi della platea di Forza Italia – agli alleati, come anche tra di noi, sulla politicizzazione degli incarichi”.
Tajani non arretra
La querelle riaffiora già in mattinata quando il leader di FI ribadisce la tesi dell’inopportunità di una presidenza politica della Consob, meglio se tecnica (“non deve essere parte di una spartizione tra i partiti) e aggiunge un altro paletto (ho anche il dubbio che un politico possa fare il presidente perché la legge lo impedisce»). Poche ore dopo la Lega ribatte sul punto: «Ai dubbi di Tajani rispondiamo con la legge Frattini» rimarcando che «la norma non prevede alcun divieto o incompatibilità». Fino alla stoccata finale sul precedente Vegas, che era nel quarto governo Berlusconi. Da Napoli, Tajani insiste e sembra silurare il partito dell’altro vicepremier: «Ho detto quello che dice la legge e ho detto che le decisioni si prendono insieme, io non mi faccio imporre nulla da nessuno». E insiste: «Questa è la linea. Io non cambio posizione». Il convitato di pietra alias Freni tace. E chissà se domani darà la sua versione a margine del mega evento “Idee in movimento” che il suo partito ha organizzato fino a domenica a Rivinsondoli, sull’Appennino abruzzese. Nel pomeriggio il sottosegretario salirà sul palco come moderatore del dibattito sui diritti civili.

