La linea del governo sui confini
All’interno della maggioranza, Fratelli d’Italia sostiene con convinzione le scelte dell’esecutivo, mettendo in risalto l’azione europea della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in sinergia con la Danimarca per contrastare i trafficanti di esseri umani e l’applicazione delle misure sugli accordi di Schengen. Dal canto suo, il ministro degli Esteri Antonio Tajani chiarisce che non vi è alcuno scontro aperto con Madrid, invitando il premier spagnolo Pedro Sánchez a concentrarsi sul dossier Marocco. Sulla difesa della sicurezza nazionale interviene con fermezza il leader della Lega Matteo Salvini, ribadendo che difendere i confini nazionali non costituisce reato e rimarcando come l’immigrazione incontrollata rappresenti una minaccia diretta per welfare, pensioni e sanità. A supporto di questa visione, anche Noi Moderati sollecita l’adozione di una nuova e organica politica europea sulla scia delle indicazioni italiane.
Le accuse delle opposizioni su prezzi ed economia
Dal fronte delle opposizioni, il Partito Democratico etichetta la narrazione governativa come una mera operazione di propaganda, denunciando l’inerzia di Palazzo Chigi di fronte al peso del caro carburanti sulle famiglie e contestando i dati parziali del Viminale sulla sicurezza, a fronte di reati giudicati in effettivo aumento. Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, sposta il focus sulle criticità macroeconomiche, richiamando i recenti dati di Banca d’Italia sul debito pubblico record e sulla crescita economica azzerata, esortando al contempo la premier a fermare la corsa al riarmo. Per l’Alleanza Verdi e Sinistra, l’esecutivo ricorre ad argomenti divisivi per distrarre i cittadini dalla totale assenza di interventi concreti sull’emergenza climatica e sul tema degli stipendi.
La polemica sul caso Report e la Rai
A surriscaldare ulteriormente il clima politico si aggiungono le dichiarazioni del presidente del Senato Ignazio La Russa sul caso Lavitola e la trasmissione d’inchiesta Report. Pur precisando che la trasmissione non debba essere cancellata ma rinnovata nei contenuti, La Russa ha evidenziato come appena l’1,5% dei servizi del programma abbia interessato il principale partito della sinistra. L’uscita ha provocato la pronta levata di scudi dei partiti di minoranza in difesa dell’autonomia del servizio pubblico, con il Movimento 5 Stelle che ha replicato con toni sarcastici, domandando se la seconda carica dello Stato intenda ora candidarsi direttamente alla conduzione del format.

