Sul fronte della sicurezza interna l’Italia pensa a una riserva volontaria, capace di svolgere un ruolo di ponte tra Forze armate e società. «La situazione attuale è segnata dal ritorno della competizione tra le grandi potenze e dai conflitti ad alta intensità alle porte dell’Europa. La sicurezza non è più una variabile accessoria, ma è condizione per garantire libertà e democrazie», ha sottolineato il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenuto mercoledì 28 gennaio nel question time alla Camera per rispondere a interrogazioni sul supporto militare all’Ucraina e sulle iniziative volte ad adeguare il modello di difesa all’attuale contesto internazionale, anche attraverso lo strumento della riserva militare.

Crosetto: «Il ministero della Difesa sta sviluppando il concetto di riserva volontaria»

«In linea con quanto stanno facendo i nostri alleati – ha spiegato – il ministero della Difesa, oltre allo studio sull’incremento degli organici e del modello professionale, sta sviluppando il concetto di riserva volontaria, su cui sono intervenuto da tempo. Una risorsa che ancora sia moderna, flessibile, composta da cittadini che mettono a disposizione dello Stato competenze oggi decisive, dalla cybersecurity alle tecnologie digitali, dallo spazio all’intelligenza artificiale. Non si tratta di uno strumento finalizzato a sopperire la temporanea indisponibilità di personale militare professionale, personale che non può continuare a diminuire, ma un ponte tra Forze armate e società capace di rafforzare non solo la difesa ma anche quella cultura della sicurezza che è fondamentale».

«Affiancare alla riserva personale da reclutare tra i Carabinieri, a supporto della sicurezza interna»

«È mio proposito – ha spiegato – affiancare a questa riserva contingenti di personale ausiliare, ad esempio da reclutare nell’Arma dei Carabinieri, a supporto della sicurezza interna, mettendo a disposizione professionalità più specializzate per questa esigenze, e liberando progressivamente risorse per gli impegni oggi crescenti delle altre Forze armate».

A un Comitato strategico la funzione di individuare il modello

«Lo sviluppo di questo modello – ha continuato il ministro – è uno dei temi centrali affidati a un Comitato strategico che ho avviato il 16 gennaio scorso, con la partecipazione di tutti i rappresentanti delle Forze armate e il compito di definire una bozza di disegno di legge di revisione complessiva della Difesa. Una bozza di legge che sarà al più presto inviata e illustrata al parlamento, non soltanto dal governo ma dagli stessi rappresentanti delle Forze armate, perché voglio proprio che siano coloro che operano sul campo a indicare in quest’aula, con chiarezza, la necessità delle risposte di cui hanno bisogno per proteggere e difendere il loro Paese e le loro istituzioni».

Le mosse di Francia, Germania e Polonia

Il ministro ha fatto riferimento a quello che stanno facendo gli altri grandi paesi europei. «I principali Paesi europei – ha spiegato – stanno intervenendo con decisione anche sul fronte di quello che viene chiamato “il fattore umano”dello strumento militare. La Francia ha avviato un rafforzamento strutturato delle proprie riserve, che sembra voler portare a oltre 100.000 i riservisti entro il 2035. La Germania oggi dispone di 182.000 militari e si è posta l’obiettivo di crescita fino a 260.000 entro il 2035. La Polonia, altro esempio, sembra aver scelto la strada ancora più netta: oggi conta oltre 215.000 militari professionisti con un obiettivo dichiarato di superare le 500.000 unità negli anni, affiancando alle Forza armate un vasto programma di addestramento di civili e di riservisti».

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